IL CASO DI BUSETO PALIZZOLO (TP)
ANALOGIE CON IL CASO MARLIENS (1967)
di Settimo Albanese.

Premessa

     La relazione che mi appresto a presentarvi, è frutto di sacrifici e di intenso lavoro svolto da molti colleghi del Centro Ufologico Nazionale, sede di Palermo, ed in particolare del Comitato Scientifico presieduto dal Dott. Amleto Pezzati, che è anche il Direttore della Sede di Palermo, nonché della preziosa collaborazione del collega, oltre che amico. Edoardo Russo della sede di Torino, il quale mi ha fatto pervenire copie di riviste straniere specializzate nel settore, con articoli e notizie di grande importanza per la mia relazione riguardo al caso di Marliens (Francia, 1967).
     Rivolgo, altresì, un ringraziamento caloroso al collega francese Nicolas Greslou, presidente del C.S.E.R.U- a Chambery (F) il quale molto graziosamente, mi ha inviato le fotografie più significative rimastegli dal lontano 1967 sul caso Marliens.

     Il giorno 15 aprile 1980 il Gazzettino di Sicilia, nella sua prima edizione, comunicava che in zona Colli di Buseto Palizzolo, nel trapanese, il viticoltore Giuseppe Pedone di 53 anni, sposato con due figli, persona di indubbia serietà e molto stimata in paese, come poi ci hanno anche riferito i Carabinieri, denunciava al locale comando dell'arma, la presenza, nel suo appezzamento di terreno, coltivato a viti, di tracce che lasciavano presumere l'atterraggio di un oggetto non identificato.
    La sede del CUN di Palermo, preso atto della notizia, tempestivamente, nella giornata del 15 aprile, inviava sul posto la Commissione d'Inchiesta con elementi del Comitato Scientifico che era gentilmente accolto e accompagnato sul posto dai Carabinieri.
    Il gruppo d'inchiesta procedeva all'interrogatorio dei testimoni e soprattutto dei carabinieri che erano accorsi nella zona oggetto di indagini prima ancora che essa fosse invasa dai curiosi. Dalle testimonianze è emerso quanto segue:
     La mattina del sabato 12 aprile 1980 il sig. Pedone Giuseppe, insieme al fratello si recava nei propri appezzamenti di terreno per i consueti lavori. I due, durante il controllo dei danni causati dalle piogge dei giorni precedenti, si accorgevano di un vuoto (sic) esistente sul terreno fra la verdeggiante ed uniforme distesa di erbe e viti.
     Incuriositi e contemporaneamente preoccupati per l'insolito fatto, esaminavano più da vicino il luogo e notavano una sensibile depressione ben circoscritta del terreno con la presenza di buchi praticati, verosimilmente, da un’incomprensibile macchina. Poiché non rilevavano altre tracce che potessero far pensare ad uno scherzo di cattivo genere o ad un eventuale passaggio e stazionamento di qualsivoglia mezzo agricolo, in ogni caso a loro sconosciuto per l'effetto sortito, hanno dedotto che il fenomeno era stato provocato da qualcosa proveniente dall'alto. Poiché i due interessati erano lontano dal pensiero che ciò potesse essere stato provocato da mezzi non convenzionali, ed anche perché il fatto imponeva una certa riflessione ed indagine personale, ritenevano opportuno di recarsi la Domenica mattina al locale Comando dei Carabinieri.
     Il Maresciallo, collaborato da altri tre Carabinieri, procedeva subito al sopralluogo operando gli opportuni rilievi che, con la relazione, inviava in copia al Comando di Alcamo.
     Il gruppo CUN apprendeva dai Carabinieri che questi, all'atto del prelievo di terreno venivano affetti da manifestazioni pruriginose e irritative, con evidente arrossamento di distretti cutanei facciali e delle estremità distali degli arti superiori ed inferiori, tanto che uno di loro fu costretto a ricorrere alla doccia, dopo la quale riferisce di avere avuto un certo sollievo.
     Da altre testimonianze esperite presso abitanti del luogo, non risulta che gli stessi abbiano assistito a fenomeni celesti insoliti, anche perché il maltempo li aveva costretti a stare in casa. Tuttavia qualcuno asserisce che nel recente passato si sono verificati dei fenomeni luminosi di natura insolita verso la vicina frazione denominata Custonaci.


Il luogo del ritrovamento gremito di curiosi.

Le tracce riprese da vicino.

     Subito dopo il gruppo procedeva ad una ricognizione globale del luogo rilevando quanto appresso:

1 - Il distretto di terreno, prevalentemente argilloso, presentava una depressione di circa 20 cm. che delimitava geometricamente una forma pressoché circolare con dei fori anch'essi ben definiti e circolari.
2 - L'assenza quasi completa di qualsivoglia vegetazione, salvo la presenza di un tralcio di vite, con una parte della corteccia annerita, al centro della depressione, condizione che lasciava supporre che fosse stato compresso da qualcosa di molto pesante.
3 - La situazione di cui sopra era tanto più evidente in quanto tutta la restante parte del fondo agreste era rigoglioso di erbe e di viti regolarmente disposte.
4 - Nessuna traccia di qualsivoglia mezzo meccanico è stata notata nelle vicinanze del distretto interessato che potesse far supporre l'intervento di mezzo convenzionale nel medesimo.
5 - A distanza di circa 5 metri dal limite della zona suddetta, venivano trovate zolle, di circa 30 cm. di diametro, di terreno argilloso disposte radialmente rispetto ad un supposto centro di proiezione.
6 - Il terreno ricade in zona prettamente agricola, su uno sfondo prevalentemente collinoso; in esso sorgono delle vecchie costruzioni agricole poste a gran distanza tra loro.
     Effettuata la ricognizione di cui ai punti su specificati, il gruppo procedeva alle seguenti operazioni:

A) Rilievo plano-altimetrico

     La misurazione eseguita col doppio metro, evidenziava effettivamente un dislivello di circa 20 cm. tra il piano di campagna vergine e la zona interessata, con diametri est-ovest di circa mt. 1,75 e nord-sud di circa mt. 1,50. I fori A, B, C e D (vedi grafici), ubicati verso il limite esterno, misuravano circa le seguenti distanze (Figg. 1-2):

          AB = cm. 65
          BC = cm. 90
          CD = cm. 120
          DA = cm. 87
          AC = cm. 170
          BD = cm. 170

     I fori 1, 2, 3, 4 e 5 ricadenti al centro della depressione, misuravano circa le seguenti distanze:

          1-2 = cm. 20
          2-3 = cm. 30
          3-4 = cm. 30
          4-1 = cm. 40
          1-5 = cm. 26
          2-5 = cm. 20
          3-5 = cm. 25
          4-5 = cm. 20

     I fori A, B, C e D si sprofondavano a 45° rispetto al piano di calpestio, fino ad una profondità di circa 60 cm. per poi biforcarsi, con un angolo interno stimato circa 20°, fino alla profondità terminale di circa 2 mt. (misura confermata anche dai rilievi fatti dai Carabinieri). L'imbocco al piano di calpestio dei detti fori, di circa cm. 40X17, presentava una sezione a becco di clarino, con invito irregolare che lasciava presumere inizialmente la forma trapezoidale.
     I fori 1, 2, 3 e 4 erano di sezione più piccola (circa 10 cm.) con invito nettamente circolare, e con inclinazione inferiore a 45° e profondità di circa 130 cm.. Il foro centrale n. 5 si differenziava nettamente dagli altri perché perpendicolare al piano di calpestio e perché l'invito era di circa cm. 20 con un profondità di circa cm. 30. Quasi a metà della parete ovest-sud-ovest del foro centrale, se ne diramava un altro della stessa sezione dei fori 1, 2, 3  e 4 per una profondità di 130 cm. circa (fig. 3).
     La totalità dei fori erano caratterizzati da una sezione conica le cui superfici, ben levigate, erano discontinue nel senso che diminuivano il loro lume come se fossero stati originati da un complesso di tubi prolungatisi a cannocchiale e quindi a diametro calante.
B) Misurazioni geomagnetiche e termometriche.

     La valutazione della induzione magnetica effettuata con una bussola a sospensione in liquido e con collimatore a filo verticale per la stima della declinazione magnetica, dava i seguenti risultati: nelle zone circostanti, a circa 15 mt. dal distretto in esame, una normale stabilità del Nord magnetico con declinazione di 0° circa. Entro il perimetro della depressione ed ad altezza d'uomo, l'ago della bussola si orientava su una posizione stabile, indicante il Nord magnetico, posizione che, via via che si portava la bussola fino a quota di calpestio, migrava nella declinazione Est di circa 45°; lo stesso risultato si aveva all'imboccatura dei fori. Ciò lasciava supporre un’evidente irregolarità dei campi magnetici, localizzata e ben delimitata nella zona in esame.
     La misurazione della temperatura veniva realizzata per mezzo di un termometro a mercurio, scala Celsius, sensibile anche alle variazioni di temperatura di correnti d'aria del microclima. Esposto per circa 5 minuti all'aria esterna e distante metri 20 dal perimetro della depressione, posto ad altezza d'uomo, fissava il valore di 20° C; conficcato nel terreno fino ad una quota di -20 cm. misurava una temperatura di 18° C. Nel distretto in esame dava i medesimi risultati nei punti distanti dai fori, mentre all'interno di essi e con il termometro conficcato nelle pareti, dava una temperatura di circa 10° C.
     E' da notare che la temperatura dell'acqua potabile di sorgente varia da 9° a 15° secondo la provenienza dell'acqua stessa.

C) Prelievo di campioni.

     Si premette che per l'esame dei reperti, sono stati preparati dei modelli di paragone, prelevando campioni da zone adiacenti e distanti da quella in esame. I campioni sono stati presi seguendo le modalità che la tecnica richiede. Alcuni venivano prelevati all'interno dei fori, sterilmente, per essere sottoposti ad esame culturale; altri prelevati all'interno dei fori e all'esterno di essi per gli esami geofisici e geochimici. Venivano altresì prelevati tralci di vite presenti nel buco centrale n. 5 per accertare se l'annerimento della corteccia era stato causato da comune combustione o da energia non ben precisata.

D) Riprese fotografiche e cinematografiche.

     Oltre alle comuni riprese del comprensorio agricolo e della zona in esame, si effettuavano delle fotografie all'infrarosso, alla lunghezza d'onda di circa 7500 Angstrom, al fine di rilevare maggiormente sia il differenziale termico che eventuale emissione di energia nell'invisibile.

 

ANALISI DEI REPERTI

     a) I campioni prelevati dai fori, sottoposti alla sensibilità del gamma-counter, non hanno denunciato emissione di particelle alfa e beta e di radiazioni elettromagnetiche gamma. Lo stesso risultato hanno dato i campioni di controllo.
    b) Campioni dello stesso tipo non hanno lasciato traccia di energia esposti in camera oscura, opportunamente schermata all'esterno con lastre di piombo, su emulsione di pellicole sensibili alle particelle radioattive.
    c) Analisi diffrattometrica ai raggi X eseguita presso l'Istituto di Mineralogia della Facoltà di Geologia dell'Università di Palermo.

     Le analisi dei campioni sono state compiute con metodo di diffrattometria ai raggi X a sensibilità diversa per motivi di indole strumentale. A capo di ciascun diffrattogramma (in allegato) sono riportate le condizioni analitiche dello strumento:

- P - Potenza della radiazione = 40 Kv con amperaggio di 20 mA
- S - Sensibilità della testa di lettura = 1 x 1000 cps o 4 x 100 cps
- V - Velocità del goniometro = 2° al minuto.

     Trascurando di spiegare il funzionamento dello strumento, si riportano i risultati ottenuti sui campioni studiati:

- Campione n. 1 (Esame) – Il campione si presenta costituito da carbonato di calcio cristallizzato come calcite; si nota altresì la presenza di altri due picchi di debole intensità, dovuti a fasi cristalline di deposito meccanico.
- Campione n. 2 (Esame) – Come il precedente costituito al 100% di carbonato di calcio come calcite, con tracce di fasi cristalline di deposito meccanico.
- Campione n. 3 (Esame) – Cambiando le condizioni analitiche dello strumento, relativamente alla sensibilità, si è accertata, anche qui, la presenza di carbonato di calcio sotto orma di calcite (quasi sicuramente romboedrica) e di una certa quantità, sia pur minima, di quarzo di apporto elastico.
- Campione n. 4 (Controllo)
- Campione n. 5 (Controllo)
- Campione n. 6 (Controllo) – Anche questi campioni, come i primi tre esaminati, non presentano alcuna variazione nella paragenesi mineralogica composta da calcite, per la quasi totalità, e da poco quarzo elastico.

     Concludendo, essendosi questi campioni formatisi in ambiente  di piattaforma carbonatica, come tutta la zona di Alcamo e del trapanese, le paragenesi mineralogiche dei cammpioni in esame sono risultate del tutto normali e prevedibili.
     Lo stesso quarzo, presente in tutti i campioni, è da ascriversi ad apporti terrigeni nell’aria di sedimentazione dei calcari, mentre il picco del campione n. 4, a 4,42 Angstrom, pur non essendo stato identificato con certezza, può essere considerato come quello di minerali (forse feldspati) di apporto terrigeno come il quarzo stesso.
 

 

Note esplicative sui difrattogrammi.

1) I numeri che compaiono sul margine sinistro di ogni diffrattogramma sono i gradi di escursione del goniometro dello strumento.
2) I numeri dei campioni sono al piede di ogni difrattogramma.
3) Sotto il numero dei campioni sono elencate le condizioni analitiche.
4) I numeri in corrispondenza dei picchi sono le dimensioni basali in Angstrom delle celle elementari dei minerali presenti nel difrattogramma.

d) Esame microbiologico – Preparazione. Poiché i campioni presentavano una consistenza tenace ed una struttura non omogenea, si ravvisava l’opportunità di omogeneizzare quantità uguali di terreno relativo al campione in esame e a quello di controllo, pari a 10 grammi per ognuno. Tali quantità, separatamente, venivano sottoposte a polverizzazione con formazione di granuli di circa 2 micron di diametro. Da questi campioni si prelevavano grammi 1 per ognuno di materiale che veniva diluito in 5 cm. Di acqua bidistillata sterile. Un ml. di ciascuna soluzione veniva insemenzato  in due piastre di agartriptosio  che venivano incubate a 37° C per 48 ore. Tutte le suddette operazioni meccaniche erano realizzate in microclima sterile del laboratorio di analisi messo a disposizione del CUN dal Dott. Mario Terrana.

Risultati

     Dopo 48 ore sono state controllate le due piastre: queste presentavano, entrambi, sviluppo di colonie batteriche ma con carica differente; la piastra di controllo ha dato luogo ad una proliferazione di colonie con carica batterica maggiore di centomila colonie per ml., mentre la piastra in esame presentava una carica batterica di cinquantamila colonie per ml.
     Le colonie sviluppatesi in entrambe le piastre mostravano le stesse caratteristiche morfologiche e fermentavano lo stesso tipo di terreni, per cui i germi si ritenevano dello stesso tipo.

Considerazioni

     La sensibile riduzione di carica batterica nella piastra in esame, rispetto a quella di controllo, può essere dovuta con molta probabilità, alla minore contaminazione del terreno in esame. Tuttavia, non può escludersi la possibilità che nella zona in esame si sia potuto verificare una azione sterilizzante che abbia potuto ridurre sensibilmente la capacità di crescita dei micro-organismi . Se ciò dovesse essere la causa reale, bisognerebbe  concludere che il campione in esame, effettivamente, avrà fatto parte di un comprensorio sottoposto a qualche azione fisica di origine sconosciuta.

e) Prova botanica – In quantità uguali di terreno, opportunamente preparate (controllo ed esame) si sono seminati grammi 5 di miglio per ogni contenitore, ubicandoli in zona protetta, ma comunque ben aereata e illuminata con luce indiretta. A distanza di circa 72 ore si notava l’embrione di una crescita in alcuni semi di superficie, soltanto nel campione di controllo. Lo stesso embrione appariva nel campione in esame dopo circa 96 ore dalla semina e quindi un giorno dopo rispetto a quello di controllo. Dopo questo tempo, i germogli procedevano nella crescita nella crescita, seppur differenziati, costantemente in ambedue i campioni. La prova botanica tendeva a mettere in evidenza la possibile perduta capacità del terreno in esame a  produrre germoglio nel seme di miglio facilmente attecchibile  in qualsivoglia terreno, o la possibile acquistata capacità a produrre germogli abnormi rispetto al terreno di controllo. Poiché nessuna particolare caratteristica dei due suddetti elementi veniva notata, è da considerare lo stato chimico-fisico dei due terreni ricadenti nella classificazione normale che caratterizza tutto il comprensorio agricolo di Buseto Palizzolo.

LE ANALOGIE CON IL CASO DI MARLIENS  (Francia 1967)

- Notizie tratte da Phenomenes Spatiaux (giugno 1967 – settembre 1967) – Approche (dicembre – gennaio 1976-77) – Flying Saucer Review (settembre – ottobre 1967).

Marliens, 6 maggio 1967.

Luogo: un terreno di proprietà del Sindaco di Marliens, M. Maillote.

     Le tracce del presunto atterraggio vengono trovate la sera del 6 maggio 1967 a circa 550 mt. dalla strada provinciale CD25.
     Apparentemente sul terreno vengono notate una serie di tracce, di canali, di cavità e di buche a tubo.
     E’ assolutamente esclusa la possibilità che qualche mezzo convenzionale terrestre o aereo abbia potuto causare simili tracce (anche all’esterno del luogo interessato non risultano esistere tracce di alcun mezzo, ed è altresì escluso che possa trattarsi di proiettile perché non è stata trovata traccia né di metallo né di esplosivo in genere).
     L’insieme delle tracce presenta la forma di un poligono convesso. Sul buco centrale e su quelli laterali è stata riscontrata una polvere grigiastra. La parte centrale del terreno interessato sembra aver subito una fortissima pressione; la terra è dura, come disidratata. Sembra che la terra di quella zona sia stata cotta, ma senza fuoco o calore …
     In effetti gli alberi, le erbe e i fiori esistenti nelle adiacenze del luogo in questione non sembrano aver sofferto di fuoco o calore.
     “Il suolo non presenta tracce d’incendio” – ha confermato il Comandante dei Vigili del Fuoco Gerlach; tutte le tracce di umidità sono scomparse in un raggio di otto metri. Al centro della traccia si rileva un solco circolare di 40 cm. di diametro su 30 cm. di profondità.
     Da ovest ad est questa traccia presenta una depressione cilindrica di 12 cm. di diametro profonda circa 10 cm. orizzontale al foro centrale. Sulla parte iniziale è visibile un solco abbastanza regolare della lunghezza di circa 80 cm.. Dal foro centrale si dipartono sei fori di una larghezza mmedia di 12 cm., di lunghezza variabile, ed una profondità media di 25 cm. circa. Le pareti di tutti questi fori sono ricoperte dalla polvere grigio-scura riscontrata prima.
     Con grande coraggio l’appuntato di Polizia Geslain assaggia la polvere grigia. Gli sembra avere un forte sapore acre, senza provocargli, per sua fortuna, alcuna conseguenza inattesa.

Ulteriori constatazioni.

1) La terra della regione è argillosa. La zona del campo dove sono state trovate le tracce è risultata la sola ad essersi asciugata dopo il violento temporale del 5 maggio 1967. M. F. R. De Brem, un ingegnere chimico, ha proceduto all’esame dei campioni prelevati a Marliens da parte dell’equipe del G.E.P.A. Ai campioni ha fatto subire, in laboratorio, delle condizioni di essiccamento e di umidificazioni consecutivi, e ha constatato che i campioni prelevati nella zona delle tracce si riumidificavano più lentamente in confronto agli altri campioni raccolti in pieno campo. Un differenziale di circa il 60%.
2) Per quanto riguarda la polvere grigia si tratta di piccoli cristalli di silicio e quarzo con le estremità arrotondate il che fa pensare ad un processo di fusione, o ad una temperatura minima di 1500°. Una analisi ufficiale fatta per via chimica dal Laboratorio Municipale di Parigi ha concluso che risulta la presenza di un ossido refrattario, silice o alluminio, che avrà subito una fusione particolare. Ciò che lascia tutti perplessi è la vegetazione che risulta essere disseccata ma non carbonizzata.
Un’altra analisi fatta con la spettrografia ai raggi X, alla facoltà di scienze di Dijon, arriva esattamente alle stesse conclusioni: piccoli cristalli di quarzo che hanno subito un processo di fusione.
     Ad una analisi specifica non sono risultate tracce di radiazioni di alcun tipo. Ma, in ultima analisi, cosa è atterrato a Buseto Palizzolo e cosa a Marliens?  Come si possono spiegare tutte queste analogie su fatti comprovati da autorità militari e civili sia a Marliens nel lontano 1967 e sia a Buseto Palizzolo nel più recente 1980?
     Ritengo superflua qualsiasi considerazione aggiuntiva a ciò che la elencazione dei fatti ha potuto suscitare nella logica scientifica di chi ha ascoltato questa mia relazione.