Caso 250CT95 - DD

Catania 26/01/95 - ore 14:30

Testo dell'articolo pubblicato da Ufo n.19 (organo del CISU):
La foto di un presunto oggetto volante non identificato che presentiamo in copertina è solamente una tessera di un più complesso puzzle che la sede di Catania del Cisu ha avuto modo di indagare, e che comprende una testimonianza anonima ed un'altra ancora più controversa proveniente da un giovane contattista telepatico. La dinamica di questo particolare caso prende l'avvio dalla mostra multimediale sul fenomeno UFO organizzato da Antonio Blanco e  Antonio Rampulla a Catania tra il 21 e il 28 gennaio 1995, presso i locali di una centralissima libreria. La manifestazione, la prima che dava al pubblico siciliano la possibilità di avvicinare le tematiche ufologiche al di là di ogni sensazionalismo, venne preceduta e accompagnata da una favorevole e corretta campagna d'informazione con numerosi articoli sui principali quotidiani dell'isola e una buona copertura delle televisioni locali, così da catalizzare l'attenzione di appassionati e curiosi.
E' stato in questo particolare clima che la sera del 26 gennaio le TV catanesi Teletna e Antenna Sicilia diedero notizia che un UFO era stato fotografato nel primissimo pomeriggio sopra il grattacielo delle Assicurazioni Generali nel centro di Catania. La foto, fatta pervenire alla sede del quotidiano La Sicilia, era accompagnata da una breve descrizione manoscritta dell'accadutoda parte di una ragazza (che si firmava solo  Simona R.), della provincia di Catania, che raccontava di avere osservato l'oggetto in compagnia del fidanzato alle 14:30 dai centrali giardini di Villa Bellini. Scattata la foto prima che l'oggetto si innalzasse rapidissimo in cielo, lla ragazza sosteneva di averla fatta sviluppare da un amico fotografo e prometteva di consegnare anche il negativo in un secondo momento. L'immagine del presunto UFO venne mostrata durante un talk-show televisivo la sera stessa e ripresa, a colori, dalla prima pagina de La Sicilia il mattino successivo, alimentando discussioni ed interrogativi rispetto ai quali Blanco e Rampulla spiegarono pubblicamente che non era possibile emettere un verdetto definitivo sul caso senza una collaborazione dei testimoni.


La foto di Simona

In effetti una seconda lettera della misteriosa Simona R., contenente una più accurata descrizione dei fatti e il negativo della foto, venne lasciata presso un tabaccaio adiacente la libreria dove si svolgeva la mostra del CISU la sera del 27 gennaio. In questa seconda lettera Simona spiegava di aver potuto riprendere l'oggetto in quanto intenta a scattare una foto al fidanzato. Il "disco volante" veniva descritto come un "aereo rotondo, aergenteo", con una specie di "depressione al centro nella parte inferiore" e sarebbe apparso inprovvisamente senza produrre alcun suono, e poi sarebbe "sparito in cielo verticalmente a velocità incredibile". Fedeli alla affermata paura di farsi riconoscere i due presunti testimoni non diedero in seguito nessuna altra comunixcazione, noonostante i ripetuti appelli, né fu possibile ritrovare altre persone che pure, a detta di Simona, sarebbero state presenti all'avvistamento.
Fino a qui siamo di fronte ad una storia come altre, di foto di difficile interpretazione, prive però di necessari riscontri testimoniali. A complicare la vicenda è la presenza di un altro protagonista, che entrò in contatto con gli esponenti del CISU nel corso della mostra catanese, proprio il mattino del 26 gennaio, poche ore prima di quando sarebbe stata scattata la foto. Si tratta di un giovane di 23 anni, all'epoca iscritto alla facoltà di giurisoprudenza di Catania, che, presentatosi come come un sempllice appassionato, rivelò poi invece di aver avvistato e fotografato un oggetto volante poche settimane prima nei pressi di piazza Europa, nella zona orientale di Catania.


La foto di Piero

Il giorno dopo Piero (così lo identificheremo con un nome di fantasia) consegnò effettivamente una foto agli incaricati del CISU, ai quali giunse a confidare l'intera sua vicenda, ossia di aver dialogato per un anno, quando aveva 17 anni, con una specie di voce interiore descritta come "un extraterrestre, ma un essere al plurale e senza sesso,, che in seguito mi aveva detto di chiamarsi Eszra", che ogni notte gli parlava stimolandolo ad intraprendere una ricerca attraverso percorsi mentali e culturali fino a quel momento a lui estranei.
Inizialmente quasi autocritico sulla realtà fisica della sua esperienza, forse solamente il frutto della sua immaginazione, Piero durante i numerosi successivi incontri con gli ufologi catanesi confermò invece la convinzione che la sua guida extraterrestre esistesse davvero, inserendola in un più ampio contesto tipicamente New Age che andava nelle particolari interpretazioni della Bibbia alla reincarnazione, ai misteri dell'antico Egitto. A completare la complessa personalità del ragazzo vi furono inoltre numerose inesattezze e proprie bugie riportate - a suo dire, una volta smascherate - per mantenere la necessaria tutela della propria vita privata, ma rilevate dagli indagatori come un significativo campanello d'allarme sull'intera credibilità del personaggio.
I racconti di Piero presero però una piega inaspettata il 3 maggio del 1995, quando il giovane mostrò ad Antonio Blanco una nuova sequenza di quattro foto diurne che sarebbero state riprese pochi giorni prima ad un oggetto volteggiante sul mare di Praiola, nei pressi di Acireale (delle quali non verrà però mai consegnata alcuna copia agli ufologi).
Piero rivelò poi che l'apparizione dell'Ufo di gennaio sarebbe stata in realtà una dimostrazione da lui stesso richiesta alla sua voce extraterrestre per confermare la realtà del suo contatto telepatico, soprattutto agli occhi di un circolo contattistico catanese che all'epoca frequentava. Piero sarebbe stato a sua volta testimone dell'avvistamento, rispondendo ad un preciso appuntamento fissatogli dal fantomatico Eszra, che anche in precedenza lo avrebbe guidato alle altre osservazioni degli oggetti volanti da lui osservati e fotografati il 26 gennaio, quindi, Piero - secondo il suo raccointo - uscì di casa intorno alle 14:20, raggiunse Largo Paisello luogo dell'appuntamento (comunicatogli mentalmente attraverso un'immagine del posto), e dopo dieci minuti vide un oggetto comparire dal nulla, picchiare sulla sua testa e dopo pochissimi secondi, schizzare verso l'alto e sparire come un puntino in cielo. L'oggetto, che secondo la voce non sarebbe stato fisicamente consistente, bensì un semplice ologramma, misurava "alcuni metri", presentava una specie di depressione al centro, sottolineata dal bordo sporgente della sua circonferenza che richiamava l'idea del "buco di una ciambella". A differenza di almeno tre altre occasioni in cui sarebbe stato chiamato ad assistere ad evoluzioni di oggetti volanti non identificati, in questa occasione Piero non portò con se la macchina fotografica, per cui ci ritroviamo nella quasi paradossale situazione di avere per il caso del 26 gennaio da una parte un testimone abituale, un repeater, come unico teste a nostra disposizione, senza alcun ulteriore supporto probatorio; dall'altra un riscontro fotografico, privo viceversa di un adeguato supporto testimoniale.
Bisogna inoltre considerare il mancato contributo da parte del giovane Piero a fornire ulteriori dati circa le sue esperienze o a  consegnare copia della altre foto mostrate a Blanco e Rampulla, che sarebbero state particolarmente utili per confronti ed analisi.
L'unica foto fornita da Piero, pur essendo relativa ad un avvistamento precedente, è infatti curiosamente simile a quella scattata da Simona. Sono inoltre straordinariamente quasi identiche le descrizioni e le fasi dell'avvistamento del 26 gennaio nelle versioni dei due giovani: ambedue consumano un pasto frugale, osservano l'oggetto, hanno modo di notare una specie di depressione centrale, ambedue usano una macchina fotografica di scarsa qualità e hanno un amico fotografo fidato cui rivolgersi per lo sviluppo delle foto.
Apparentemente questi particolari potrebbero essere a supporto dell'ipotesi della contemporanea ed indipendente osservazione dello stesso fenomeno da parte dei due giovani. Oppure Piero potrebbe aver ripreso i dati testimoniali riportati ampiamnete sui quotidiani locali per farli propri nel tentativo di dare  peso alle proprie straordinarie asserzioni. I molti dubbi sulla veridicità dell'una e dell'altra foto, ribaditi dalle analisi effettuate da Maurizio Verga, hanno però suscitato negli inquirenti catanesi il sospetto che ci si potesse invece trovare di fronte ad un unico testimone, Piero, che potrebbe aver costruito la foto e la testimonianza fatta recapitare a La Sicilia nell'ambito delle sue esperienze, già peraltro caratterizzate da altre foto di dubbia credibilità.
A spingere in questa direzione vi sono le stesse affermazioni di Piero che, parlando del suo ruolo nell'avvistamento, cottolineò come la foto di Simona fornisse particolare validità alle sue parole, mentre se fosse stato lui a scattarla qualcuno avrebbe potuto pensare ad un fotomontaggio. Come spesso succedele foto di UFO non possono che far discutere e aprire nuovi interrogativi piuttosto che fornire risposte. Ancora una volta l'immagine fotografica da sola non riesce a darci delle prove conclusive non essendo possibile estrapolare particolari significativi e neppure escludere la possibilità delle foto del solito modellino appeso ad un filo.
Come suggeriva hynek, dobbiamo sempre soppesare la validità delle fotografie con quella delle testimonianze che lo accompagnano, e in questo caso sono proprio i due particolari racconti a nostra disposizione che rendono la sensazione di trovarsi di fronte all'ennesimo falso, significativamente proveniente da ambiente contattistico, qualcosa di più concreto che un semplice sospetto.
 
 



Ingrandimento dell'oggetto della foto di Simona.