Caso 30SR60 - IR3

Alle 22:00 circa del 19 maggio 1960 il gioielliere ********, assieme alla moglie, percorreva in auto( un'alfa romeo Giulietta ) una strada solitaria alla periferia ovest di Siracusa. Era una notte splendida, tipicamente primaverile.
Ad un tratto scorse davanti a lui, a una distanza di circa 25 metri, un individuo che veniva incontro all' auto camminando lungo il margine destro della carreggiata, ai bordi di un muretto che in quel punto separava la strada dal campo adiacente. L' individuo aveva un'aspetto strano: indossava una tuta di color rosso arancione, di foggia simile a quella dei meccanici, ma linda e lucida; la testa era ricoperta da una sorta di casco di sostanza trasparente, nel cui interno si notavano come delle "fiammelle che pero' non si muovevano". Il volto non era visibile. Le braccia sembravano piu' corte del normale; non furono notati "molto bene" i piedi.
Quando l'auto stava per incrociare lo strano essere, questi si sposto' di colpo verso il centro della strada agitando le piccole braccia come per invitare l'autista a fermarsi. Il gioielliere, per non investirlo, dovette sterzare bruscamente passando a non piu' di 50 centimetri da lui. L' auto prosegui' la sua corsa fino alle prime case dell' abitato, poco distanti. Il gioielliere fermo' la macchina sperando di incontrare qualche passante, ma non c'era nessuno; allora ebbe l' idea di tornare indietro, ma la moglie, in preda allo spavento e quasi pingente, lo esorto' invece ad andare subito a casa (Siracusa).
Per timore di non essere creduto e di cadere nel ridicolo, il ****** aveva deciso di non raccontare a nessuno la sua avventura, ma la moglie si confido' con il figlio, e nel giro di pochi giorni la notizia si diffuse e arrivo' alla stampa. I due testimoni furono interrogati, oltre che dai carabinieri e dai giornalisti, anche da un colonnello della Difesa venuto da Roma. Costui, dopo essersi fatto raccontare la storia in tutti i suoi particolari, raccomando' di tenere segreta la cosa, ma cio' non fu possibile.
Dieci giorni dopo l' accaduto giunse a Catania il giornalista Franco Brancatelli con tre colleghi. Accompagnati dal testimone, essi fecero un sopralluogo nel punto dell' avvistamento. Nel campo al di la' del muretto di cinta della strada fu scoperta una zona erbosa completamente bruciata, di forma pressoché' circolare e del diametro di circa trenta metri. Ai suoi bordi si trovavano le carogne di due animali, un cane ed un uccellino; l' esame indusse a ritenere che la morte poteva risalire ad un decina di giorni prima, vale a dire proprio al periodo dell' incontro con il misterioso individuo; dato il tempo trascorso e dato che era piovuto diverse volte, le due carogne avrebbero dovuto risultare in stato di avanzata putrefazione; invece erano completamente essiccate.
La bruciatura della zona circolare non riguardava solo i fili d'erba, ma anche il terreno. Un esperimento compiuto sul posto dando fuoco a dell' erba rivelo' che l' incendio carbonizzava la vegetazione ma non il suolo e che la propagazione delle fiamme si diramava lungo direttrici irregolari e non secondo un cerchio; non si riusci' a riprodurre, insomma la traccia rinvenuta nel campo.
La perlustrazione porto' anche alla scoperta, a breve distanza dalla zona bruciata, di alcune orme circolari che sembravano prodotte da una calzatura rotonda; le orme profonde circa 10 centimetri e larghe circa 15, risultavano frammischiate ad impronte di scarpe da uomo e di zoccoli di bovini, e terminavano in un cespuglio. Un campione di terra bruciata fu prelevato ed inviato ad un laboratorio chimico di Trieste, ma l'esame non rivelo' alcuna anormalita'.

Da Ufo in Italia:
Con il passare degli anni il Sig. ****** non ha mai smentito la sua testimonianza e si e' sempre dimostrato disponibile a collaborare con gli ufologi. "Ricordo il fatto come se fosse accaduto ieri sera - sostiene - e sono certo che non lo dimentichero' mai".
L' onesta', l'equilibrio e la buona fede del testimone sono sempre apparsi fuori discussione a tutti coloro che hanno avuto modo di intervirstarlo. Sulla natura del misterioso oggetto incontrato e' difficile tuttavia pronunciarsi. Anche se la descrizione (tuta lucida e casco luminoso) tendono a far considerare la natura ufologica, e anche se quest'ultima sembra corroborata dalle tracce rinvenute dai giornalisti catanesi, resta pur sempre vero che nessun UFO fu visto quella sera ne' dai coniugi ****** ne' dagli abitanti della zona. E tutto sommato una spiegazione banale e' sempre possibile. Come si legge dal "Corriere Lombardo" del 16-17 gennaio 1964 in un articolo a firma di V. A. Castiglioni, di sera, alla luce dei fanali di un'automobile in movimento, e' facile che gli oggetti vengano travisati, e un tale che se ne va per i fatti suoi lungo la strada, magari vestito in un modo un po' eccentrico, puo' venire scambiato per un essere fuori dall' ordinario. Un po' di fantasia, aggiunge l'articolista, "avrebbe potuto ispirare, inconsciamente, i particolari piu' strani".
Quanto al cerchio di erba e terra bruciata, fatta salva l' attendibilita' di chi lo scopri' dieci giorni dopo l' incontro, si puo' sempre pensare al residuo di un falo' acceso da un contadino, o dalla burla di qualcuno che, al diffondersi della notizia dell' avvistamento, si sia divertito a costruire delle tracce ad hoc. Lo stesso dicasi per le orme circolari di passi e per le carogne dei due animali ( che potevano essere li' da molto tempo, essiccate dal sole dopo il naturale processo di putrefazione).
Il caso  ebbe una certa eco anche all'estero. Il Vallee lo ha incluso al n. 506 del suo famoso catalogo di atterraggi pubblicato in appendice al libro "Passport to Magonia (Regnery Chicago, 1969). Citando come fonte la rivista britannica "Flying Saucer Review" (n. 4/1964, pag. 20), l' ufologo francese scrive che l' essere visto dal ******i avrebbe avuto, al posto delle braccia, qualcosa di simile a piccole ali. Questo particolare, come si e' constatato, non compare nella testimonianza diretta del testimone, ed e' quindi lecito considerarlo un "abbellimento" giornalistico. La storiella delle piccole ali comparve infatti in un articolo pubblicato sul "Corriere della sera" del 31 maggio 1960, ed e' presumibilmente da tale quotidiano che, attraverso una versione giornalistica francese, essa arrivo' alla Flying Saucer Review ed infine al catalogo Valée.

In aggiunta a cio' che e' scritto in Ufo in Italia, da notare la storia del colonnello che in puro stile "Cover up" consiglia al testimone di non divulgare la notizia.