Caso 32CL67 - IR3

Secondo un rapporto del CRUS di San Cataldo, il mobiliere C. C. avrebbe vissuto un' allucinante esperienza ufologica. La data era forse il 4 Aprile 1967 ( il rapporto fu fatto 12 anni dopo). Il C.  ricorda che in quella occasione i suoi figli erano partiti per una gita scolastica e che sarebbero rientrati la sera stessa verso le 21:00. Propio per andare a riprenderli all' arrivo dei pullman, il C. era uscito di casa fra le 20:00 e le 20:30. Poiche' pioveva a dirotto, decise di servirsi dell' automobile; stava aprendo la porta del Garage, quando si ricordo' degli uccellini che teneva in gabbia nel terrazzo. Nel dubbio che i familiari si fossero dimenticati di provvedere a ripararli dalla pioggia, volle andare a controllare.
Salite le scale e aperta la porta di accesso al terrazzo, rimase come pietrificato dalla visione che gli si paro' davanti: attorno alla gabbia degli uccelli stavano tre esseri di aspetto umano, indossanti tute metalliche attillate di colore argenteo, con una cintura verde munita, dall' altezza dell' ombelico, di una sorta di lampada da bagliore verdastro. A circa cinque o sei metri al di sopra dei tre esseri, librato a mezz' aria, stazionava un oggetto volante a forma di disco, di color argento acciaio, di dimensioni tali (una trentina di metri di diametro) da coprire come un tetto l' intera superficie del terrazzo; questo, infatti, rimaneva completamente riparato dalla pioggia.
I misteriosi individui erano intenti ad osservare e toccare gli uccelli nella gabbia; accortisi della presenza del C. non si scomposero: lo salutarono con un goffo cenno della mano, poi continuarono la loro attivita' senza curarsi dell' uomo rimasto impietrito ad assistere alla scena.
Dopo circa cinque minuti gli intrusi decisero di andarsene, per ritornare a bordo del disco librato sopra di loro si servirono di una potente colonna di luce proiettata verso il basso del disco stesso, risalendola come se contenesse una invisibile scala. Il testimone noto' che uno dei tre esseri fu aiutato da un braccio uscito dall' ordigno. Pochi istanti dopo il disco parti' a velocita' pazzesca scomparendo nel buio del cielo piovoso, mentre il C., non piu' riparato dal tetto costituito dall' oggetto volante, veniva investito dalla pioggia scrosciante. L'uomo fuggi' subito alla volta della casa.

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In sede di commento precisiamo che l'uomo non avverti' subito la moglie dell' accaduto; la donna si sarebbe accorta dello stato eccitato del marito, ma non avrebbe fatto domande attribuendo la cosa a preoccupazioni di lavoro. Cio' appare poco credibile: e' lecito dubitare che una moglie non chieda spiegazioni al marito vedendolo rincasare sconvolto e, quel che e' peggio, senza i figli che era andato a riprendere dalla gita scolastica. Sarebbe pertanto piu' logico supporre che prima di tornare a casa il C., benche' impressionato dall' avventura occorsagli, si sia recato alla fermata del pullman, abbia atteso l' arrivo dei ragazzi e sia rientrato con loro, non senza aver riaccompagnato, in base ad un impegno precedentemente preso con un amico, l' appuntato dei carabinieri C., il figlio di quest'ultimo.
Comunque siano andate le cose, pare che il testimone abbia raccontato la sua straordinaria avventura solo il mattino successivo e solo alla moglie e ai figli, che intervistati hanno confermato la discussione ma anche mostrato il loro scetticismo.
In accordo con quanto affermato dalla SUF permangono seri dubbi, sia perche' il fatto, raccontato dopo dodici anni, presenta contraddizioni e non puo' essere ricostruito a dovere e anche perche nei giorni precedenti al fatto circolavano in paese voci di globi luminosi visti passare in cielo.
Cio' avrebbe potuto stimolare la "fantasia " del testimone.