George Hunt Williamson e la sua visita in Sicilia

Analisi storica e approfondimenti a cura di Davide Ferrara

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5/21/202612 min read

La parabola biografica e intellettuale di George Hunt Williamson (1926-1986) rappresenta uno dei capitoli più densi e complessi della storia dell'ufologia e dell'esoterismo del XX secolo. Figura di confine tra la ricerca accademica e la rivelazione mistica, Williamson ha operato una sintesi originale tra l'archeologia, l'antropologia e il nascente fenomeno dei "dischi volanti", trasformando l'osservazione tecnologica del cielo in una vera e propria cosmogonia spirituale. Conosciuto con diversi pseudonimi, tra cui Michel d’Obrenovic e Brother Philip, la sua vita si è snodata attraverso continenti e discipline, trovando in Italia, e specificamente in Sicilia, un terreno di risonanza unico che ha segnato la nascita del contattismo europeo.

Le Radici Formative e l'Incontro nel Deserto di Mojave

Nato a Chicago il 9 dicembre 1926, George Hunt Williamson manifestò fin dalla giovinezza un interesse profondo per l'occulto e le civiltà scomparse. Sebbene i suoi detrattori abbiano spesso messo in dubbio la solidità dei suoi titoli accademici, i dati biografici confermano una formazione iniziale in antropologia presso l'Università dell'Arizona e un'attività di ricerca sul campo in New Mexico. Tuttavia, la sua carriera accademica formale si interruppe bruscamente nel 1951, quando fu espulso dall'università per motivi di rendimento, un evento che lo spinse definitivamente verso i margini della ricerca ufficiale e verso il cuore pulsante delle nuove correnti spiritualiste americane.

Il catalizzatore fondamentale del suo pensiero fu l'incontro con William Dudley Pelley, leader dell'organizzazione "Soulcraft". Pelley, figura controversa che mescolava misticismo e posizioni politiche radicali, fu il primo a teorizzare la presenza di "Star Guests" (Ospiti delle Stelle), entità evolute comunicanti attraverso la scrittura automatica. Williamson, lavorando per Pelley e collaborando alla rivista Valor, apprese le tecniche di medianità che avrebbe poi applicato al fenomeno ufologico, sostituendo gli spiriti dei defunti con i "Fratelli dello Spazio".

La data del 20 novembre 1952 segna l'ingresso definitivo di Williamson nella leggenda ufologica. Insieme a sua moglie Betty, ai coniugi Bailey e ad altri testimoni, Williamson assistette al celebre incontro tra George Adamski e il venusiano "Orthon" nel deserto della California, presso Desert Center. Williamson non fu solo un osservatore passivo; grazie alla sua sensibilità antropologica, si occupò di documentare l'evento attraverso calchi in gesso delle impronte lasciate dall'essere extraterrestre, i cui simboli geroglifici avrebbero alimentato decenni di speculazioni esoteriche. Questo evento creò un nesso causale tra l'evidenza fisica (le impronte) e la comunicazione metafisica, un dualismo che sarebbe diventato il marchio di fabbrica di tutta la sua opera successiva..

La Cosmogonia di Solex-Mal e il Messaggio di Masar

Williamson fu il primo a sistematizzare le comunicazioni con gli extraterrestri non solo come eventi fortuiti, ma come parte di un "Programma Cosmico" strutturato. Attraverso l'uso di tavole Ouija, scrittura automatica e ricezione radiotelegrafica in codice Morse, egli affermò di essere entrato in contatto con la "Confederazione dello Spazio". Il cuore di questo sistema era la lingua "Solex-Mal", definita come la "Lingua Madre Solare", un idioma universale che precedeva tutte le lingue terrestri e che veniva utilizzato dai Fratelli dello Spazio per trasmettere verità universali.

Secondo Williamson, l'universo è di natura magnetica e la materia è indistinguibile dall'energia. Questa visione olistica implicava che le civiltà di altri pianeti, come Marte (chiamato Masar), Venere o Saturno, non fossero semplici vicini spaziali, ma guide spirituali incaricate di monitorare l'evoluzione della Terra (Saras). Le entità con cui Williamson dichiarava di comunicare — tra cui spiccano i nomi di Regga, Zo, Affa e Ponnar — inviavano messaggi dal tono marcatamente messianico e ammonitore. Il messaggio centrale di queste intelligenze era il pericolo legato all'energia atomica. Williamson sosteneva che le esplosioni nucleari terrestri disturbassero l'equilibrio magnetico dell'intero sistema solare, costringendo i Fratelli dello Spazio a intervenire per evitare una catastrofe galattica. Inoltre, egli annunciava l'imminente transizione dell'umanità nell'Era dell'Acquario, un periodo di illuminazione che sarebbe stato preceduto da una "battaglia cosmica" contro forze oscure provenienti da Orione, descritte come entità votate alla schiavitù e al materialismo.

Pioniere della Paleoastronautica: Oltre la Scienza Ufficiale

Anni prima che Erich von Däniken rendesse popolare l'idea degli antichi astronauti, Williamson stava già mappando le tracce del passaggio extraterrestre sulla Terra. Egli propose una rilettura radicale della storia, suggerendo che le divinità delle antiche mitologie non fossero astrazioni psicologiche, ma visitatori in carne e ossa. Nel suo libro Other Tongues—Other Flesh (1957), Williamson analizzò le leggende dei Nativi Americani, i geroglifici egizi e le strutture megalitiche come prove di una colonizzazione spaziale avvenuta milioni di anni fa.

Un punto focale della sua ricerca furono le Linee di Nazca in Perù. Williamson fu tra i primi a ipotizzare che questi enormi geoglifi fossero in realtà segnali per la navigazione aerea o piste di atterraggio per velivoli extraterrestri. Questa intuizione derivava dalla sua convinzione che la scienza e la religione fossero in origine un'unica disciplina, frammentata poi dall'ignoranza umana. Secondo Williamson, i "Sons of Light" (Figli della Luce) si erano incarnati in figure storiche chiave per guidare l'umanità nei momenti di crisi, lasciando dietro di sé una "eredità di saggezza" custodita in luoghi segreti.

L'Esperienza Peruviana: Brother Philip e la Fratellanza dei Sette Raggi

Nel dicembre 1956, spinto da istruzioni telepatiche, Williamson si trasferì in Perù con un piccolo gruppo di seguaci, tra cui il Dr. Charles Laughead e Dorothy Martin. In questo periodo, egli assunse il nome mistico di "Brother Philip" e fondò l'Abbazia della Fratellanza dei Sette Raggi nella remota Valle della Luna Blu, vicino al Lago Titicaca. Qui, Williamson fuse l'ufologia con le tradizioni teosofiche della "Grande Fratellanza Bianca" e le leggende andine.

Nel suo libro Secret of the Andes (1958), egli introdusse la figura di Lord Aramu Muru, un antico saggio del continente perduto di Mu (Lemuria) che avrebbe portato in Perù il "Disco d'Oro del Sole" per preservare la conoscenza spirituale dell'umanità dopo la distruzione della sua patria. Questo disco, descritto come un manufatto di oro trasmutato capace di attivare le griglie energetiche della Terra (ley lines), rappresenta una delle più affascinanti sovrapposizioni tra tecnologia aliena e reliquia magica.

La permanenza di Williamson in Perù ebbe un impatto tale che le sue narrazioni si sono letteralmente fuse con il folklore locale. Oggi, molti racconti su Aramu Muru e sulla "Porta degli Dei" presso il lago Titicaca citano i testi di Williamson come se fossero tradizioni millenarie, dimostrando la capacità dell'autore di creare miti moderni capaci di radicarsi profondamente nella cultura popolare.

E infatti la nostra indagine a un certo punto prende una svolta inattesa e ci porta qui in Europa. E tutto, ma proprio tutto, ruota attorno a un misterioso libro americano che, una volta attraversato l'Atlantico, ha acceso la miccia di un movimento completamente nuovo.

Eccolo qui, il libro al centro del mistero. L’originale fu pubblicato da una minuscola casa editrice occultista di Los Angeles. In Italia la sua traduzione fu: I dischi parlano. E qui la cosa si fa strana, perché la domanda è: come ha fatto un testo così di nicchia, così particolare, non solo ad arrivare in Italia, ma a essere pubblicato da uno degli editori più importanti e prestigiosi del paese?

"Pensiamoci un attimo, perché i fatti sono davvero singolari. L'autore era un occultista praticamente sconosciuto, il libro poi proponeva di contattare gli alieni mescolando radioamatori e sedute spiritiche, e cosa forse più strana di tutte, viene pubblicato in Italia nel 1956, un momento in cui l'interesse per gli UFO era bassissimo, quasi nullo. È chiaro che dietro c'era qualcuno con una motivazione molto, molto forte per portarlo qui."

"E allora per risolvere questo piccolo giallo dobbiamo fare quello che si fa sempre in questi casi: seguire le tracce, capire chi erano le persone dietro questa strana operazione editoriale e qual era il loro interesse. E qui piano piano il puzzle inizia a comporsi. Allora, l'editore, la Domus, era un colosso dell'editoria. La traduttrice, Mimì Robutti, un'intellettuale molto rispettata. Il legame tra i due? Lei era la moglie del fondatore della casa editrice. Ma ecco la vera chiave: il movente dietro a tutto. La sua passione, per così dire, segreta: la Robutti era un membro di spicco della Società Teosofica Italiana.

Per capire perché fosse così motivata, dobbiamo capire cos'è la teosofia. Non è una religione nel senso classico del termine, è piuttosto un sistema di credenze esoteriche che cerca una conoscenza segreta e universale, unendo spiritualità e filosofia. Ecco, questo era il filtro attraverso cui la Robutti e i suoi colleghi interpretavano il mondo. E presto, anche i dischi volanti.

E la pubblicazione di quel libro non fu solo un'operazione commerciale. No. Fu una vera e propria bomba sganciata su un piccolo ma molto fervente circolo di spiritualisti e dei primissimi ricercatori UFO in Italia.

Il Seguito in Italia e il Mistero di Regga a Catania

L'influenza di Williamson in Italia fu notevole dalla fine del 1956. Il suo libro, I dischi parlano, giunse nelle mani di un gruppo di ricercatori di Catania, il "Centro Studi e Ricerche Spaziali", un sodalizio che univa l'interesse per l'astronomia a pratiche spiritiche e medianiche.

Franco Brancatelli, allora cronista di nera per il quotidiano Espresso Sera, era una delle figure centrali di questo gruppo. Egli raccontò che, durante le loro sedute di scrittura automatica, ricevevano messaggi da un'entità chiamata "Regga", che si presentava come un abitante di Marte. La scoperta che Williamson, a migliaia di chilometri di distanza e senza alcun contatto pregresso, stesse comunicando con la stessa entità ("Regga di Masar") scatenò un entusiasmo senza precedenti nel gruppo catanese.

L'evento che sancì definitivamente la natura "miracolosa" di questo legame avvenne quando Brancatelli, desiderando scrivere a Williamson ma non conoscendone l'indirizzo, chiese aiuto all'alieno durante una seduta. Secondo le testimonianze, Regga dettò l'indirizzo esatto di Williamson in Arizona. La risposta di Williamson alla prima lettera di Brancatelli fu altrettanto sbalorditiva: l'americano dichiarò di aver già saputo del contatto imminente poiché avvisato telepaticamente dallo stesso Regga. Questo intreccio di corrispondenze medianiche pose le basi per il viaggio di Williamson in Sicilia, trasformando Catania in uno dei poli mondiali del contattismo dell'epoca.

l Viaggio in Sicilia del 1958: Tra Cronaca e Paranormale

L'arrivo di George Hunt Williamson in Italia nell'agosto del 1958 fu accolto con una risonanza mediatica straordinaria. Il viaggio, che toccò diverse tappe nel paese, raggiunse il suo culmine in Sicilia. Già durante il tragitto ferroviario sul rapido Roma-Siracusa, si verificarono eventi che la stampa e i testimoni definirono eccezionali: tre oggetti volanti luminosi, avvolti da una caratteristica luce verde, avrebbero scortato il treno su cui viaggiava Williamson per un lungo tratto della costa calabra, fino a Lamezia Terme. Questo fenomeno, unito all'abbigliamento dell'autore (una giacca sportiva di lana verde acquistata in Brasile), gli valse il soprannome giornalistico di "Piccolo Uomo Verde".

L'Accoglienza a Catania e l'Incontro con Siragusa

Il 20 agosto 1958, Williamson giunse alla stazione di Catania, accolto trionfalmente da Franco Brancatelli, Alfredo Scalia e un giovane Eugenio Siragusa. Siragusa, che negli anni successivi sarebbe diventato il più celebre contattista italiano e fondatore della Fratellanza Cosmica, riconobbe in Williamson un mentore e una figura carismatica fondamentale per la propria evoluzione spirituale. Williamson prese alloggio presso il Jolly Hotel, dove nei giorni successivi ricevette numerosi fan e curiosi, conducendo anche esperimenti di radio-contatto e trasmettendo messaggi di speranza e rinnovamento.

La Conferenza al Castello Ursino e il Segno del Cielo

L'evento centrale del soggiorno siciliano fu la conferenza tenutasi il 21 agosto 1958 presso il monumentale Castello Ursino. In un'atmosfera carica di tensione e aspettativa, Williamson espose le sue teorie sulla fratellanza universale e sulla necessità di un risveglio della coscienza umana. Verso la metà del suo discorso, la sessione fu interrotta dall'irruzione di un giovane che annunciò eccitato che la radio aveva appena dato notizia di avvistamenti UFO proprio sopra la base militare di Fontanarossa, a pochi chilometri dal castello.

La reazione di Williamson fu immediata e magistrale: sorridendo al microfono, commentò che non avrebbe potuto sperare in una cooperazione migliore da parte dei Fratelli dello Spazio per confermare la validità delle sue parole. Gli avvistamenti di Fontanarossa, che coinvolsero anche palle di fuoco verdi osservate in varie parti dell'isola, furono riportati con grande risalto dai quotidiani locali e nazionali, consolidando l'aura di autenticità che circondava la figura di Williamson.

A testimonianza dell'importanza storica del suo passaggio, a Belpasso, nella zona di Poggio del Sole, fu apposta una targa commemorativa in bronzo che ricordava la visita del "dotto americano" George Hunt Williamson il 22 agosto 1958. Questo gesto sottolinea come, per la comunità locale, la sua presenza non fosse quella di un semplice conferenziere, ma di un portavoce di una realtà superiore che stava bussando alle porte della Sicilia.

La Metamorfosi: Michel d'Obrenovic e la Carriera Ecclesiastica

Dopo il successo degli anni '50, Williamson iniziò a ritirarsi gradualmente dalla scena ufologica pubblica, intraprendendo un percorso di reinvenzione personale radicale. Verso la metà degli anni '60, adottò legalmente il nome di Michael d’Obrenovic (o Michel d'Obrenovic), sostenendo di appartenere a una nobile stirpe serba e reclamando titoli aristocratici legati ai Cavalieri di Malta. In questo periodo, la sua ricerca si spostò verso la teologia e la gerarchia ecclesiastica.

Williamson fu ordinato sacerdote nella Chiesa Cattolica Liberale nel 1971 e, successivamente, fu consacrato vescovo in diverse giurisdizioni ortodosse indipendenti e siro-caldee. Questa fase della sua vita, apparentemente in contrasto con i suoi trascorsi ufologici, era in realtà la prosecuzione del suo tentativo di unificare sacro e profano. Come vescovo della "Holy Apostolic Catholic Church Syro-Chaldean", egli continuò a predicare una forma di spiritualità cosmica, seppur in un contesto liturgico più tradizionale.

Le Ultime Esplorazioni: Archeologia in Yucatan

Nonostante gli impegni religiosi, Williamson non abbandonò mai la passione per l'archeologia. Tra il 1961 e il 1962, condusse importanti spedizioni in Messico, focalizzandosi sulla cultura Maya. Egli dichiarò di aver scoperto ventiquattro nuove camere nel sistema di grotte di Loltun, la "Grotta del Fiore di Pietra", e di aver identificato la leggendaria grotto di X-Kukican, legata al culto del Serpente Piumato Femminile. Questi ritrovamenti furono oggetto della sua tesi di dottorato in antropologia, ottenuta nel 1967 presso un'istituzione della Florida, sebbene i suoi metodi continuassero a essere guardati con sospetto dagli ambienti accademici ortodossi per la loro commistione con intuizioni medianiche.

Williamson morì nel gennaio 1986, lasciando un'eredità che è ancora oggi oggetto di studio e dibattito. La sua figura è stata recentemente riabilitata e analizzata in dettaglio da ricercatori come Michel Zirger e Maurizio Martinelli, che hanno sottolineato come Williamson sia stato il vero architetto del concetto di "Antichi Alieni", fornendo la base teorica su cui si sarebbe innestata tutta l'ufologia spiritualista successiva.

Conclusioni: L'Eredità di un Visionario Cosmico

George Hunt Williamson è stato molto più di un semplice contattista; è stato un catalizzatore culturale che ha saputo intercettare le ansie e le speranze di una generazione affacciata sull'era atomica. La sua capacità di fondere i calchi di gesso delle impronte di Orthon con le vibrazioni spirituali dei Sette Raggi ha creato un ponte tra la realtà materiale e la dimensione esoterica, offrendo una risposta mitologica alla solitudine dell'uomo moderno nell'universo.

In Italia, il suo lascito è stato fondamentale. Senza la "trasmissione" siciliana del 1958, probabilmente l'ufologia italiana avrebbe seguito percorsi più puramente tecnici o scettici. L'incontro tra Williamson e il gruppo di Catania ha invece generato una corrente di pensiero che vede negli UFO non solo macchine extraterrestri, ma veicoli di un messaggio di rigenerazione etica e spirituale. La figura di Eugenio Siragusa e il successivo caso "Amicizia" (Friendship) affondano le loro radici ideologiche proprio in quel terreno preparato da Williamson e dai suoi "Fratelli dello Spazio".

L'analisi della sua vita rivela una ricerca incessante di unità: unità tra i popoli, unità tra scienza e religione, e unità tra la Terra e le stelle. Sebbene i suoi pseudonimi e le sue rivendicazioni aristocratiche possano apparire come eccentricità, essi riflettono il desiderio di un uomo di trascendere i limiti della propria identità per diventare un cittadino del cosmo. George Hunt Williamson rimane, a decenni dalla sua scomparsa, il "piccolo uomo verde" che ha insegnato a guardare il cielo non con paura, ma con la consapevolezza che "Siamo tutti figli delle stesse stelle".

Davide Ferrara