Il Mistero di Elizabeth Queminet Berger: la donna fantasma di Ilha do Meio (Brasile)
Articolo di Andrea Raito
CUNCULTUREAPPROFONDIMENTI


𝑰𝒏𝒕𝒓𝒐𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆
Parlare dei misteri che avvolgono l'Amazzonia rappresenta una sfida complessa per chiunque si appresti a farlo, poiché questa regione sconfinata, caratterizzata da una biodiversità senza eguali, agisce da tempo immemore come una sorta di archivio di fatti inspiegabili in cui mito e leggenda si mescolano inestricabilmente con la realtà. Molti di questi eventi insoliti, interpretati dagli abitanti locali attraverso la lente delle credenze popolari, derivano dall'osservazione diretta di fenomeni aerei non identificati che, soprattutto a metà degli anni Settanta, trasformarono il cuore della foresta amazzonica in un teatro di attività ufologiche senza precedenti. Sebbene la cronaca ufologica brasiliana sia ricca di episodi ben più straordinari, un caso in particolare verificatosi nel Parà, precisamente su una piccola isola sita alla foce del fiume Urumajó, possiede caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere, distaccandolo dalle tipiche narrazioni di avvistamenti per intrecciarsi con la cronaca giudiziaria e lo spionaggio internazionale. Protagonista di questo enigma è una bellissima donna la cui identità e i cui scopi rimangono, ancora oggi, avvolti in una fitta nebbia: il suo nome era Elizabeth Queminet Berger.
𝑬𝒍𝒊𝒛𝒂𝒃𝒆𝒕𝒉 𝑸𝒖𝒆𝒎𝒊𝒏𝒆𝒕 𝑩𝒆𝒓𝒈𝒆𝒓: 𝐮𝒏𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒎𝒊𝒔𝒕𝒆𝒓𝒊𝒐𝒔𝒂 𝒕𝒓𝒂 𝒔𝒐𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊, 𝒎𝒂𝒍𝒅𝒊𝒄𝒆𝒏𝒛𝒆, 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒆𝒈𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒏 𝒍'𝑶𝒑𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑷𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒐𝒔𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀.
Elizabeth Queminet Berger, nota anche come Quimine Berger, sbarcò per la prima volta sull'Ilha do Meio nel 1975, presentandosi come una donna colta e di bell'aspetto, capace di parlare diverse lingue e apparentemente dotata di notevoli risorse economiche. Secondo i resoconti ufficiali possedeva un passaporto britannico, sebbene fosse nata in Svizzera e avesse residenza abituale a Parigi. Giunta nel Pará, rimase apparentemente incantata dalla natura selvaggia della regione e, grazie all'intermediazione di un barcaiolo locale di nome João Olaya, riuscì ad acquisire la proprietà di gran parte dell'Ilha do Meio attuando una strategia di insediamento rapida e decisa, focalizzata principalmente sull'allontanamento dei pochi residenti rimasti, palesando così l'intenzione di rimanere l'unica padrona di quel territorio isolato. Una volta ottenuto il controllo totale dell'isola si ritirò a vivere in solitudine, ignorando i pericoli evidenti di una giungla che non perdona gli sprovveduti. Tuttavia fu lo stile di vita da lei scelto, in netto contrasto con le aspettative che la sua bellezza e la sua presunta ricchezza avevano generato, ad attirare sospetti e maldicenze tra gli autoctoni: invece di edificare una residenza lussuosa o almeno confortevole, Elizabeth andò ad abitare in una vecchia capanna estremamente precaria, priva di porte e finestre, e in questo scenario quasi ascetico veniva spesso vista vagare nuda per le spiagge dell'isola e nuotare senza veli, un comportamento che all'epoca e in quel contesto sociale appariva scandaloso o quantomeno eccentrico. Un ulteriore elemento inquietante e inspiegabile della sua quotidianità riguardava però gli approvvigionamenti. Ogni giorno Elizabeth acquistava dai pescatori locali quantità enormi di pesce, stimate tra i 200 e i 400 chilogrammi, e poiché viveva ufficialmente da sola e non rivendeva il prodotto, la comunità iniziò a chiedersi quale fosse il destino di una tale mole di cibo. Questo dettaglio portò molti a ipotizzare che l'isola ospitasse in realtà un numero imprecisato di persone nascoste, forse guerriglieri in fase di addestramento, teoria che guadagnò credibilità nel clima di tensione politica della metà degli anni Settanta grazie ad alcuni resoconti degli abitanti, i quali riferivano di aver visto Elizabeth accompagnata da uomini dall'aspetto insolito che parlavano una lingua incomprensibile che lei stessa sembrava padroneggiare con naturalezza. A chi le facesse domande sulla loro identità o ruolo, la donna rispondeva semplicemente che si trattava di scienziati in esplorazione. L'aspetto più sconcertante della faccenda era che tali figure sembravano apparire e scomparire nel giro di poche ore o giorni, senza che i barcaioli riuscissero a notare l'approdo o la partenza di imbarcazioni. Alle misteriose abitudini si aggiunse poi un ulteriore enigma quando la permanenza di Elizabeth sull'Ilha do Meio coincise con un'ondata di fenomeni aerei non identificati altamente luminosi, ribattezzati dalla turbata comunità locale "piccole lune": gli oggetti osservati, spesso non più grandi di un pallone da basket, eseguivano manovre intelligenti a basse quote e davano l'impressione di essere impegnati in una sorta di ricognizione sistematica.


Le pressanti richieste dei locali, a fronte dei misteriosi episodi e dei forti sospetti nei confronti della donna, portarono le autorità ad agire ed Elizabeth venne arrestata in tre diverse occasioni. La prima volta, nel 1975, fu la Polizia Federale del Pará a prelevarla sospettando un suo coinvolgimento nel contrabbando di armi, ma venne rilasciata poco dopo per totale mancanza di prove. In un secondo momento fu condotta a Brasilia per ulteriori interrogatori e accertamenti, e anche in questo caso ottenne nuovamente la libertà. Rientrata all'Ilha do Meio, la donna riprese tranquillamente le proprie abitudini e, contestualmente, gli strani fenomeni luminosi aumentarono in modo esponenziale, in un momento storico che peraltro vedeva lo stato del Pará al centro del fenomeno "Chupa-Chupa", una serie di attacchi condotti da presunti velivoli cilindrici simili a sonde che emettevano raggi luminosi capaci di penetrare la carne delle persone come se fossero aghi, lasciando le vittime deboli, depresse e anemiche. Gli eventi anomali del piccolo isolotto alla foce dell’Urumajó, identificati come il "Caso Ilha do Meio", non passarono inosservati nemmeno alle autorità militari, attirando persino l'attenzione del Capitano Uyrangê Hollanda, l'uomo che guidò la celebre Operazione Prato, convinto che Elizabeth gestisse in realtà un centro di addestramento per guerriglieri e oppositori del governo dittatoriale. In questo clima ormai esasperato i militari ordinarono ancora una volta l'arresto della donna, che venne eseguito dalla Polizia Federale, e fu proprio questo terzo arresto a scrivere la parola fine — o forse a dare inizio al capitolo più incredibile — dell'intera vicenda. Mentre quattro agenti la scortavano verso il porto di Belém, la donna chiese di poter usufruire del bagno pubblico del mercato di Ver-o-Peso. Nonostante il bagno avesse un'unica porta e gli agenti fossero rimasti fuori a sorvegliare l'uscita, quando decisero di chiamarla scoprirono che Elizabeth Queminet Berger era letteralmente scomparsa nel nulla. Non venne lasciata alcuna traccia e da quel momento cessarono anche le sparizioni inspiegabili di persone e le manifestazioni luminose che avevano terrorizzato la regione tra Urumajó e Bragança. Successivamente, il mistero si infittì ulteriormente quando l'intelligence e l'Interpol iniziarono a scavare nel passato della donna. Un'indagine accurata rivelò che il passaporto da lei presentato non le apparteneva affatto: il documento era stato originariamente rilasciato a una cittadina polacca che risultava deceduta nel lontano 1939. L'identità di Elizabeth Queminet Berger era dunque una costruzione fittizia, un alias dietro cui si nascondeva qualcuno di cui non si conosceva nemmeno la reale nazionalità.
Nonostante la fuga rocambolesca dal mercato di Belém, la storia di Elizabeth non terminò negli anni Settanta. Nel 1989, dopo il devastante terremoto che colpì San Francisco, una giovane donna con le stesse fattezze e identificata con lo stesso nome venne vista prestare soccorso ai feriti per strada. Vestita da infermiera, fu persino fotografata e la sua immagine apparve su un quotidiano locale, scatenando un nuovo allarme dell'Interpol che tuttavia non portò ad alcun fermo. Ulteriori segnalazioni la collocarono successivamente in Corea del Sud, ma ogni tentativo di localizzarla si rivelò vano. Oggi, a distanza di decenni, le domande poste dal caso Ilha do Meio rimangono prive di una risposta definitiva. Chi era veramente la donna che viveva nuda in una capanna vuota acquistando quintali di pesce ogni giorno? Qual era la natura del legame tra la sua presenza e gli oggetti volanti che l'Operazione Prato cercava disperatamente di catalogare?




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𝑪𝒐𝒏𝒄𝒍𝒖𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆
Le teorie si sono moltiplicate nel tempo: alcuni la ritengono una spia internazionale abilissima nell'arte dell'evasione, altri una strega o addirittura una vampira, altri ancora un'extraterrestre o una viaggiatrice del tempo incaricata di monitorare o assistere i fenomeni ufologici della regione. L’ufologo Vitorio Peret, che ha dedicato otto anni allo studio di questi eventi, ritiene la storia di Elizabeth uno dei tasselli più inquietanti del mosaico amazzonico di fine anni ’70. Soprannaturale o meno, la figura di Elizabeth Queminet Berger ha contribuito a conferire all'Operazione Prato un'aura ancora più terrificante e irrisolta, lasciando ai posteri il complicato compito di discernere dove finisca la cronaca e dove inizi l'ignoto.
𝐷𝑖 𝐴𝑛𝑑𝑟𝑒𝑎 𝑅𝑎𝑖𝑡𝑜 (𝐶𝑈𝑁 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎)
(Titoli dei paragrafi a cura della Redazione)
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