La Sfida degli Oggetti Sommersi Non Identificati nel Teatro Del Mediterraneo

Analisi Strategica e Fenomenologica delle Anomalie nel Dominio Subacqueo a cura di Davide Ferrara

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5/4/202613 min read

Il Nuovo Paradigma della Sicurezza Marittima e la Frontiera dell'Underwater

L'evoluzione della geopolitica globale e delle tecnologie di sorveglianza nel corso del XXI secolo ha imposto una radicale ridefinizione del concetto di sicurezza marittima, spostando il baricentro dell'attenzione strategica dalla superficie alle profondità abissali. In questo contesto, l'analisi degli Oggetti Sommersi Non Identificati (OSNI), internazionalmente noti come Unidentified Submerged Objects (USO), cessa di essere una materia relegata ai confini della ricerca amatoriale per divenire una variabile critica all'interno della Underwater Domain Awareness (UDA). Il Mediterraneo, bacino semichiuso ad altissima densità di traffico navale e infrastrutturale, rappresenta un laboratorio ideale per lo studio di queste anomalie, dove le esigenze di difesa nazionale si intersecano con la necessità di comprendere fenomeni fisici e tecnologici che sfidano le attuali classificazioni.

L'Evoluzione Dottrinale: Dal Sea Control al Seabed Warfare

La Marina Militare Italiana, in linea con le moderne dottrine navali occidentali, ha esplicitato la transizione verso una visione olistica del "Dominio del Mare". Se tradizionalmente il potere marittimo si esercitava attraverso il controllo delle rotte di superficie (Sea Control) e la negazione dell'uso del mare all'avversario (Sea Denial), lo scenario contemporaneo impone il controllo della dimensione verticale, fino al fondale marino. Questa nuova dimensione, definita Seabed Warfare, riguarda la protezione di un network invisibile ma vitale: le infrastrutture critiche sottomarine. Gasdotti, oleodotti e, soprattutto, la rete di cavi sottomarini attraverso cui transita la quasi totalità del traffico dati globale e delle transazioni finanziarie, sono esposti a minacce asimmetriche e ibride. In tale quadro, la rilevazione di tracce sonar anomale, oggetti in movimento ad alte velocità o fenomeni di luminescenza sottomarina non può essere liquidata come semplice errore strumentale. Ogni "eco non identificato" rappresenta una potenziale violazione del perimetro di sicurezza nazionale, sia esso un drone autonomo (AUV) di una potenza straniera, un mezzo per operazioni speciali o, nei casi che resistono a ogni identificazione convenzionale, un vero e proprio USO che dimostra capacità tecnologiche superiori a quelle note.

Il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea: Struttura e Obiettivi

La risposta istituzionale italiana a questa crescente complessità si è concretizzata nell'inaugurazione, il 12 dicembre 2023, del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS) a La Spezia. Questa struttura non è un semplice centro di ricerca, ma un hub strategico che aggrega le competenze operative della Marina Militare, il know-how tecnologico dell'industria difesa (con Leonardo e Fincantieri in prima linea) e l'eccellenza accademica di università ed enti di ricerca come il CNR e l'OGS. La missione del PNS è duplice: da un lato sviluppare tecnologie abilitanti per l'esplorazione e il monitoraggio dei fondali; dall'altro, creare una capacità di analisi e fusione dati (Data Fusion) in grado di discriminare tra minacce antropiche, fenomeni naturali e anomalie non classificate. La sorveglianza delle Sea Lines of Communication (SLOC) e dei punti di soffocamento (choke points) come il Canale di Sicilia o lo Stretto di Otranto richiede sensori di nuova generazione capaci di operare in ambienti acusticamente saturi e di rilevare "firme" non convenzionali

L'Importanza Strategica della "Firma Acustica"

Il concetto cardine nella rilevazione sottomarina è la "firma acustica". Ogni oggetto immerso, muovendosi o operando, interagisce con il mezzo fluido generando onde di pressione. I sottomarini convenzionali e nucleari sono progettati per minimizzare questa firma (stealth), riducendo le vibrazioni meccaniche e ottimizzando l'idrodinamica per ritardare l'insorgenza della cavitazione. Tuttavia, le segnalazioni storiche e recenti di USO descrivono oggetti che violano i paradigmi noti delle firme acustiche:

  1. Silenzio Assoluto ad Alta Velocità: Oggetti tracciati a velocità superiori ai 100 nodi che non producono il "fracasso" idrodinamico associato alla supercavitazione o alla turbolenza massiva.

  2. Firme Transmediali: Oggetti che passano dall'aria all'acqua senza generare l'impatto acustico devastante che la fisica dei fluidi prevederebbe per un corpo solido che attraversa l'interfaccia a velocità sostenuta. L'analisi di queste firme richiede non solo sensori avanzati, ma un database di riferimento (background noise library) estremamente dettagliato, capace di filtrare i suoni biologici (cetacei, crostacei) e geologici (vulcani, sismicità) per isolare l'anomalia.

Fisica della Rilevazione Sottomarina: Tecnologie e Limiti Strumentali

Per comprendere la natura dei dati riguardanti gli OSNI, è indispensabile analizzare gli strumenti tecnici attraverso cui questi fenomeni vengono osservati. A differenza dell'ambiente aereo, dove radar e ottiche dominano, l'ambiente sottomarino è il regno dell'acustica. Le onde elettromagnetiche (luce, radio) vengono assorbite dall'acqua in pochi metri, rendendo il SONAR (Sound Navigation and Ranging) l'unico "occhio" efficace sulle lunghe distanze.

Principi di Funzionamento del Sonar e Anomalie di Imaging

I sistemi sonar si dividono in attivi (che emettono un impulso, o ping, e ascoltano l'eco) e passivi (che si limitano ad ascoltare i suoni emessi dall'ambiente). Nella ricerca di anomalie sui fondali o nella colonna d'acqua, strumenti come il Side Scan Sonar (SSS) e il Multibeam Echosounder (MBES) giocano un ruolo cruciale.

Il Side Scan Sonar e le "Ombre Acustiche"

Il Side Scan Sonar opera trainando un sensore (towfish) che emette impulsi ultrasonici laterali ad alta frequenza (tipicamente tra 100 e 900 kHz). L'immagine risultante, chiamata sonogramma, non è una fotografia, ma una mappa della riflettività acustica del fondale. Un concetto fondamentale nell'interpretazione di questi dati è l'ombra acustica. Quando l'impulso sonoro colpisce un oggetto che si eleva dal fondale, crea un'eco forte (zona chiara o scura a seconda della palette usata) seguita immediatamente da una zona di assenza di segnale, ovvero l'ombra proiettata dall'oggetto sul fondale retrostante. L'analisi geometrica dell'ombra acustica permette di calcolare con precisione l'altezza e la forma tridimensionale dell'oggetto, secondo la relazione:

Hobj​=RtotLombra​×Hfish​​

Dove Hobj​ è l'altezza dell'oggetto, Lombra​ la lunghezza dell'ombra acustica, Hfish​ l'altezza del sensore dal fondo e Rtot​ la distanza obliqua totale. Nel contesto degli OSNI, le ombre acustiche sono spesso la prova "fumante" della presenza di un oggetto solido e tridimensionale in casi dove non vi è riscontro visivo. Tuttavia, l'interpretazione è soggetta a errori: banchi di gas, variazioni di densità termica o dense formazioni biologiche possono talvolta creare false ombre o assorbire il suono in modo anomalo.

Risoluzione e Ambiguità

La risoluzione dei moderni sonar a scansione laterale può raggiungere l'ordine dei centimetri, permettendo di distinguere dettagli strutturali. Tuttavia, la presenza di "firme acustiche" ambigue è una sfida costante. Ricerche condotte nel Mediterraneo, ad esempio su relitti antichi o formazioni geologiche, hanno dimostrato come oggetti naturali possano simulare forme artificiali (pareidolia acustica). Al contempo, veri target artificiali possono essere mascherati da sedimenti o vegetazione (Posidonia oceanica), richiedendo l'uso di sonar a penetrazione (Sub-bottom profiler) per essere confermati. Le anomalie segnalate come USO spesso presentano caratteristiche di riflettività (Target Strength) incompatibili con le rocce o i relitti noti, suggerendo materiali metallici o compositi ad alta densità in luoghi geofisicamente inattesi.

Il Rumore di Fondo e la Sfida della Classificazione

L'oceano non è un ambiente silenzioso. È permeato da un rumore di fondo continuo (Ambient Noise) composto da:

  • Componente Biologica: Click di capodogli, fischi di delfini, schiocchi di gamberi pistoleri. Nel Mediterraneo, l'OGS conduce monitoraggi costanti per catalogare queste emissioni e distinguerle da sorgenti antropiche o anomale.

  • Componente Geofisica: Terremoti sottomarini, attività vulcanica, emissioni di gas dai pockmarks (crateri di emissione fluidi). In aree come l'Adriatico o il Canale di Sicilia, le emissioni violente di metano possono generare rumori impulsivi che saturano i sonar passivi.

  • Componente Antropica: Traffico navale, esplosioni per prospezioni sismiche, lavori offshore. Per identificare un OSNI, è necessario sottrarre tutte queste componenti note. Le tecnologie di Distributed Acoustic Sensing (DAS), che trasformano i cavi in fibra ottica in array di idrofoni lunghi chilometri, offrono oggi una capacità senza precedenti di ascoltare e localizzare anomalie acustiche su vasta scala, permettendo di tracciare oggetti che si muovono al di fuori delle rotte commerciali e con profili acustici non catalogati.

Dinamica dei Fluidi e Tecnologie Propulsive: La Frontiera della Supercavitazione

Uno degli aspetti più sconcertanti delle segnalazioni USO, specialmente quelle classificate ad alta credibilità come il caso di Campo Marino o i rilevamenti militari, è la velocità stimata degli oggetti. Muoversi in acqua richiede un dispendio energetico esponenzialmente superiore rispetto all'aria a causa della densità del fluido (circa 800 volte maggiore).

Il Muro dell'Acqua e la Supercavitazione

La resistenza idrodinamica (Drag) cresce con il quadrato della velocità. Per un sottomarino convenzionale, superare i 40-50 nodi richiede potenze enormi e genera rumore assordante. Tuttavia, esiste una soluzione fisica nota come supercavitazione. La supercavitazione si verifica quando un oggetto si muove così velocemente da abbassare la pressione del fluido circostante al di sotto della tensione di vapore, provocando il cambiamento di stato dell'acqua da liquido a gas. Se controllato, questo fenomeno permette di avvolgere l'intero oggetto in una bolla di gas, riducendo l'attrito a quello che si avrebbe volando in un gas rarefatto anziché nuotando in un liquido. Tecnologie militari come il siluro russo Shkval (VA-111) utilizzano un generatore di gas sulla punta (cavitator) per mantenere questa bolla, raggiungendo velocità di circa 200 nodi (370 km/h). Tuttavia, la supercavitazione presenta limiti severi:

  1. Rumorosità: Il collasso delle bolle di cavitazione e l'iniezione di gas generano un rumore infernale, rendendo l'oggetto facilmente rilevabile dai sonar passivi a grandissima distanza.

  2. Manovrabilità: Le superfici di controllo (timoni) devono operare all'interno della bolla o perforarla, rendendo la guida complessa e limitata.

L'Anomalia Fisica degli USO

Gli USO segnalati in casi italiani e internazionali presentano spesso velocità compatibili con la supercavitazione (centinaia di nodi) ma mancano delle firme associate: sono spesso descritti come silenziosi o capaci di manovre angolari impossibili per un oggetto in supercavitazione (che tende ad andare dritto come un proiettile). Inoltre, la capacità transmediale (uscire dall'acqua e volare via, o viceversa) rappresenta una sfida ingegneristica ancora maggiore. L'impatto con la superficie dell'acqua a velocità aeree comporterebbe forze di decelerazione g distruttive per qualsiasi struttura nota. Le teorie avanzate per spiegare questi fenomeni spaziano dalla propulsione magnetoidrodinamica (MHD) alla manipolazione metrica dello spazio-tempo (warp drive teorico), che isolerebbe il veicolo dalle forze inerziali del mezzo. La ricerca su sistemi di navigazione per oggetti in supercavitazione è attiva anche in ambito accademico e militare, con collaborazioni che talvolta coinvolgono istituti cinesi ed europei, evidenziando come la "corsa alla velocità sottomarina" sia una realtà geopolitica attuale.

Casistica Storica e Analisi Forense: I "Cold Case" Italiani

ll "Triangolo dell'Adriatico" (1978): Fenomenologia di Massa

Il 1978 fu l'anno del flap (ondata) italiano. L'area dell'Adriatico centrale, tra Ancona, Pescara e il Gran Sasso, divenne teatro di fenomeni che coinvolsero decine di pescherecci e autorità marittime.

  • Fenomenologia: I pescatori riferirono di colonne d'acqua ("pigne") che si alzavano improvvisamente dal mare sereno, ribollimenti estesi, luci sottomarine e interferenze che mandavano in tilt radar e bussole.

  • Dati Strumentali: L'aspetto più rilevante fu la conferma radar. I radar di navigazione mostravano "bersagli solidi" che si muovevano a velocità elevate o stazionavano, laddove visivamente non c'era nulla se non acqua agitata. Questo esclude l'allucinazione collettiva.

  • Analisi Scientifica (Ipotesi Gas): Studi geologici successivi hanno evidenziato come quell'area sia ricca di vulcani di fango e giacimenti di metano superficiali. Un'eruzione improvvisa di gas (gas blowout) può creare colonne d'acqua e, ionizzando l'aria, fenomeni luminosi. Le bolle di gas possono anche riflettere le onde radar, creando falsi bersagli. Tuttavia, l'aspetto "intelligente" dei movimenti (oggetti che seguivano le barche) rimane inspiegato dall'ipotesi geologica pura.

Gorgona (1979): L'Interazione Militare

Il caso del 22 giugno 1979 presso l'isola di Gorgona (arcipelago toscano) è considerato uno dei più solidi per la qualità dei testimoni.

  • L'Evento: Un oggetto di grandi dimensioni fu visto emergere e poi immergersi. L'evento non fu solo visivo ma confermato da tracce radar che ne seguirono la traiettoria.

  • Contesto: L'area è sensibile (colonia penale, vicinanza a Livorno e basi USA). La capacità dell'oggetto di passare dall'immersione al volo (transmediale) fu annotata. Le indagini dell'epoca non riuscirono ad attribuire l'oggetto a mezzi navali noti. La profondità delle acque attorno alla Gorgona permette l'operatività di sottomarini, ma le manovre descritte esulano dalle capacità di un battello convenzionale.

Campo Marino (1984): L'Indagine Modello

Il caso di Campo Marino (TA), avvenuto il 26 agosto 1984, rappresenta lo "standard aureo" dell'investigazione ufologica italiana sugli USO.

  • L'Indagine: Condotta da Lello Cassano (CUN/CISU), l'inchiesta si distinse per il rigore: isolamento dei testimoni, sopralluoghi, analisi delle condizioni ambientali.

  • La Dinamica: In una zona vicina alla base navale di Taranto, fu osservato un oggetto sottomarino che navigava in acque basse. La descrizione (forma, silenziosità, assenza di turbolenza tipica di eliche) portò alla sua classificazione come "Non Identificato" nel catalogo UsoCat.

  • Rilevanza: Essendo l'unico caso italiano indagato con tale metodologia a rimanere insoluto, esso funge da benchmark per distinguere gli avvistamenti aneddotici da quelli strutturati. La vicinanza con installazioni strategiche della Marina suggerisce una possibile natura militare sperimentale, ma l'assenza di rivendicazioni o tecnologie simili note a 40 anni di distanza lascia aperta l'ipotesi anomala.

Mar Tirreno, 1973

Peschereccio al largo delle isole Eolie, nel 1973. È una notte stellata e il mare è calmo. Cinque pescatori notano una luce bassa sull'orizzonte e, pensando a una barca in difficoltà, si avvicinano.

Ma quello che trovano non è un'imbarcazione. È un oggetto nero discoidale, largo circa 5 metri, che galleggia sull'acqua. Sopra c’è una cupola trasparente come cristallo, attraverso la quale si vedono chiaramente dei pannelli, come dei quadri di comando. Non c’è nessuno a bordo. L’oggetto dondola pigramente con il rollio delle onde, ignorando completamente i pescatori che, terrorizzati, scappano a tutta velocità.

Minareto, 2014

Facciamo un salto in avanti fino al 29 agosto 2014. Siamo a Siracusa, zona Penisola Maddalena. Uno dei testimoni è sulla sua barca di 5 metri con un amico a circa 3 km dalla costa.

All'improvviso, una struttura luminosa si lancia verso di loro. Quando arriva a circa 50 metri, i due testimoni vedono qualcosa di impossibile: due sagome scure, una più alta dell’altra, che sembrano indossare una sorta di cintura all'altezza dell'addome. Ma la cosa più inquietante è fisica: l’oggetto si muove a una velocità stimata di 50 nodi, ma non produce alcun rumore, nessuno spostamento d’acqua e nessuna scia. È come se l'acqua non esistesse per lui.

Spiegazioni Naturali e Ambiguïtà Ambientali nel Mediterraneo

Per mantenere un approccio scientifico, è doveroso analizzare le cause naturali che generano falsi positivi nel Mediterraneo, un mare geologicamente e biologicamente inquieto.

Il Fenomeno dei "Vulcani di Fango" e le Emissioni di Metano

Il fondale del Mediterraneo, specialmente nel Canale di Sicilia e in Adriatico, è costellato di strutture note come vulcani di fango. Queste formazioni eruttano fluidi freddi, gas (metano) e sedimenti.

  • Effetti Visivi: Un'eruzione sottomarina massiccia può creare un "ribollimento" superficiale ("White Water") che simula l'emersione di un sommergibile. Se il gas raggiunge la superficie in grandi quantità, può saturare l'aria e, in condizioni particolari di elettricità statica, incendiarsi, creando globi di luce fluttuanti sulla superficie.

  • Effetti Radar/Sonar: Le colonne di bolle (plumes) sono riflettori acustici eccellenti. Sui sonar appaiono come "colonne fantasma" solide. Anche i radar possono essere ingannati dalla variazione di densità dell'aria carica di gas o dall'aerosol marino sollevato, generando falsi echi. Questo fenomeno è la spiegazione più probabile per gran parte degli eventi del 1978 in Adriatico, sebbene non spieghi le manovre complesse riportate da alcuni radaristi.

Bioluminescenza e "Luci nel Mare"

La bioluminescenza è diffusa nel Mediterraneo. Organismi come la Noctiluca scintillans o meduse del genere Pelagia possono creare vaste aree luminose se stimolate meccanicamente (ad esempio dal passaggio di una nave o da correnti).

  • Blooms Algal: Fioriture algali bioluminescenti possono apparire come enormi oggetti luminosi subacquei in movimento (trasportati dalle correnti).

  • Cetacei: Capodogli e balenottere, muovendosi in banchi di plancton luminescente, possono apparire come "siluri infuocati". Inoltre, i loro segnali sonar (click train) sono talvolta confusi con segnali meccanici.

L'Archeologia Subacquea e le False Identificazioni

Le campagne di mappatura condotte con Side Scan Sonar per scopi archeologici o geologici (come quelle di Mario Mazzoli o dell'OGS) hanno spesso rivelato che "oggetti misteriosi" segnalati dai pescatori erano in realtà relitti antichi, formazioni rocciose o, più recentemente, container caduti da navi cargo. La "firma acustica" di un'anfora romana o di un blocco di marmo può, sotto certe incidenze, apparire geometricamente perfetta, alimentando speculazioni su manufatti alieni finché una verifica visiva (ROV) non chiarisce l'equivoco.

Prospettive Future: Il Ruolo della Scienza e della Tecnologia

La ricerca sugli OSNI sta entrando in una nuova fase, guidata dalla tecnologia di rilevamento distribuito e dall'intelligenza artificiale.

Progetti Internazionali: Galileo Project e la Collaborazione Italiana

Il Galileo Project, avviato dal prof. Avi Loeb di Harvard, segna un cambio di paradigma: la ricerca attiva di prove fisiche di tecnofirme extraterrestri, inclusi oggetti nell'atmosfera e negli oceani. La comunità scientifica italiana è coinvolta attraverso ricercatori come l'astrofisico Massimo Teodorani (affiliato) e collaborazioni con l'INAF. L'obiettivo è installare reti di telescopi e sensori multispettrali che monitorano il cielo e la superficie marina 24/7, utilizzando algoritmi di Machine Learning per filtrare uccelli, aerei e droni, isolando solo le vere anomalie. Questo approccio "agnostico" mira a produrre dati peer-reviewed che possano essere analizzati dalla comunità scientifica globale, superando la segretezza dei dati militari.

L'Evoluzione della Sorveglianza Nazionale

In Italia, il potenziamento delle capacità di sorveglianza sottomarina tramite il Polo Nazionale di La Spezia porterà inevitabilmente a un aumento dei dati disponibili sulle anomalie.

  • Sensori Distribuiti: L'uso di fibre ottiche sottomarine come sensori acustici (DAS) permetterà di monitorare migliaia di chilometri di fondale in tempo reale. Se esistono oggetti che si muovono a 200 nodi nei nostri mari, questi sistemi li rileveranno inequivocabilmente.

  • Trasparenza: La sfida futura sarà la gestione di questi dati. La crescente pressione per la trasparenza (come visto nelle interrogazioni parlamentari su fenomeni anomali e sicurezza) potrebbe portare a una parziale apertura degli archivi militari, o almeno a una condivisione di dati "sterilizzati" con la comunità scientifica civile per scopi di studio ambientale e geofisico, che potrebbero incidentalmente rivelare la natura degli OSNI.

Conclusioni Operative

L'analisi dello scenario italiano suggerisce che il fenomeno OSNI è reale in quanto "fenomeno di rilevamento" (segnali non identificati esistono), ma la sua natura rimane un mosaico complesso.

  1. Una vasta percentuale di casi è spiegabile con fenomeni geologici (gas) e biologici peculiari del Mediterraneo.

  2. Esiste un nucleo residuo di eventi "hard" (Campo Marino, Gorgona) che sfida le spiegazioni convenzionali e suggerisce la presenza sporadica di tecnologie sottomarine avanzate (terrestri o esogene) nelle nostre acque.

  3. La sicurezza delle infrastrutture critiche nazionali impone che la Marina Militare e gli enti di ricerca trattino ogni anomalia con la massima serietà, evolvendo i protocolli di identificazione da una logica di "ignora ciò che non capisci" a una di "indaga, classifica e comprendi".

L'intersezione tra la necessità strategica di proteggere il "Dominio Subacqueo" e la curiosità scientifica verso l'ignoto rappresenta oggi la via maestra per risolvere l'enigma degli Oggetti Sommersi Non Identificati.

Davide Ferrara