L'incidente UFO di Manises
Andrea Raito
CUNCULTUREAPPROFONDIMENTI


Era una notte limpida e serena dell’11 novembre 1979 quando il volo TAE JK-297, un Super Caravelle della compagnia Transportes Aéreos Españoles con 109 passeggeri a bordo, decollò da Maiorca diretto verso Las Palmas, con scalo tecnico previsto a Madrid. Il comandante Javier Sáenz de Tejada e il suo copilota Ramón Zuazu si trovavano in una routine apparentemente ordinaria: cielo sereno, assenza di turbolenze, velocità di crociera stabile a quota 23.000 piedi. Nessuno dei due, mentre l’aereo solcava il Mediterraneo meridionale, poteva immaginare che di lì a poco quel volo di linea sarebbe diventato il protagonista di uno dei casi UFO più documentati e inquietanti della storia dell’aviazione europea, un episodio destinato a finire nei dossier riservati dell’Aeronautica Militare spagnola e a rimanere, ancora oggi, privo di una spiegazione definitiva.
Tutto ebbe inizio poco dopo le 23:05, quando il controllore di volo di Barcellona segnalò la presenza di un traffico sconosciuto a ore dodici, a una distanza di circa dieci miglia. Sul radar civile appariva un eco forte e ben definito, ma senza alcun piano di volo corrispondente. Sáenz de Tejada, guardando fuori dal parabrezza, vide due luci intense – una rossa e una verde – che si avvicinavano rapidamente e con una traiettoria che sembrava deliberata. In un primo momento pensò a due aerei in formazione, ma ben presto si rese conto che non c’era traccia di risposta ai segnali radio né di transponder attivo. Le luci, invece di mantenere una rotta parallela, virarono con una precisione quasi chirurgica e si posizionarono dietro il Caravelle, mantenendo una distanza costante per quasi quaranta minuti. Mentre l’aereo proseguiva il suo tragitto verso lo spazio aereo di Valencia, quelle presenze luminose sembravano osservarlo, quasi studiarlo, senza mai perdere il contatto visivo.
Era una notte limpida e serena dell’11 novembre 1979 quando il volo TAE JK-297, un Super Caravelle della compagnia Transportes Aéreos Españoles con 109 passeggeri a bordo, decollò da Maiorca diretto verso Las Palmas, con scalo tecnico previsto a Madrid. Il comandante Javier Sáenz de Tejada e il suo copilota Ramón Zuazu si trovavano in una routine apparentemente ordinaria: cielo sereno, assenza di turbolenze, velocità di crociera stabile a quota 23.000 piedi. Nessuno dei due, mentre l’aereo solcava il Mediterraneo meridionale, poteva immaginare che di lì a poco quel volo di linea sarebbe diventato il protagonista di uno dei casi UFO più documentati e inquietanti della storia dell’aviazione europea, un episodio destinato a finire nei dossier riservati dell’Aeronautica Militare spagnola e a rimanere, ancora oggi, privo di una spiegazione definitiva.
Tutto ebbe inizio poco dopo le 23:05, quando il controllore di volo di Barcellona segnalò la presenza di un traffico sconosciuto a ore dodici, a una distanza di circa dieci miglia. Sul radar civile appariva un eco forte e ben definito, ma senza alcun piano di volo corrispondente. Sáenz de Tejada, guardando fuori dal parabrezza, vide due luci intense – una rossa e una verde – che si avvicinavano rapidamente e con una traiettoria che sembrava deliberata. In un primo momento pensò a due aerei in formazione, ma ben presto si rese conto che non c’era traccia di risposta ai segnali radio né di transponder attivo. Le luci, invece di mantenere una rotta parallela, virarono con una precisione quasi chirurgica e si posizionarono dietro il Caravelle, mantenendo una distanza costante per quasi quaranta minuti. Mentre l’aereo proseguiva il suo tragitto verso lo spazio aereo di Valencia, quelle presenze luminose sembravano osservarlo, quasi studiarlo, senza mai perdere il contatto visivo.


Ma non era finita qui. Il controllore di terra di Manises segnalò un nuovo eco vicino a Sagunto, una trentina di chilometri più a nord. Cámara virò immediatamente e si diresse verso la nuova posizione. Di nuovo, il radar agganciò un bersaglio, e questa volta il pilota vide due oggetti distinti, uno più piccolo dell’altro. Mentre tentava di avvicinarsi ulteriormente, le luci divennero accecanti, cambiando colore in rapida sequenza – blu, verde, arancione – e il Mirage iniziò a manifestare problemi inspiegabili agli strumenti di bordo. La quota calava senza motivo apparente, come se qualcosa interferisse con i sistemi di volo. Cámara fu costretto a interrompere l’inseguimento e a rientrare alla base, lasciando nel cielo notturno un mistero che nessuno, fino a quel momento, era riuscito a risolvere.
Intanto, a terra, la torre di controllo di Manises e il personale aeroportuale avevano continuato a osservare le luci per oltre un’ora. Un meccanico, colto dalla scena, riuscì persino a scattare alcune fotografie che, sebbene sgranate, sarebbero entrate a far parte del dossier ufficiale. La polizia locale e i vigili del fuoco ricevettero decine di chiamate da residenti della zona di Valencia e Alicante: tutti parlavano di oggetti luminosi che si muovevano a zig-zag nel cielo, cambiando direzione con una rapidità impossibile per qualsiasi velivolo conosciuto. La notte del 11 novembre 1979 si stava trasformando in un vero e proprio flap, ma solo Manises avrebbe lasciato dietro di sé una traccia documentale indelebile.
L’indagine ufficiale partì immediatamente dopo l’atterraggio. Il Ministero della Difesa spagnolo aprì un fascicolo sotto la denominazione “Incidente Manises”, raccogliendo un volume impressionante di prove: i verbali dettagliati del comandante Sáenz de Tejada e del copilota, le trascrizioni complete delle comunicazioni radio tra torre e aereo, i registri radar sia civili che militari, la testimonianza firmata del capitano Cámara, i rapporti medici sui passeggeri (che riportavano solo casi di ansia e nausea, senza feriti fisici) e persino un’analisi meteorologica approfondita per escludere fenomeni naturali. Nel 1994 l’intero dossier – oltre cento pagine di documenti – venne declassificato e reso pubblico nella Biblioteca Virtual de Defensa del Ministero della Difesa spagnolo. Si trattava di uno dei rarissimi casi in cui un’Aeronautica militare europea ammetteva ufficialmente di aver lanciato un intercettore supersonico contro un oggetto non identificato. Il rapporto finale dell’Aeronautica, datato 1980 ma tenuto segreto fino al 1994, tentava una spiegazione convenzionale: le luci sarebbero state semplici “riflessi provenienti da un complesso chimico distante circa 150 chilometri” combinati con “stelle o pianeti particolarmente brillanti”. Eppure, leggendo tra le righe dei documenti declassificati, emerge un quadro ben diverso. Sáenz de Tejada, nel suo verbale firmato, scrisse con fermezza: «Ho volato per quindici anni e so distinguere un aereo da un riflesso. Quello che ci ha seguito non era né un velivolo né un fenomeno atmosferico». Il capitano Cámara, intervistato anni dopo, fu ancora più esplicito: «Ho visto qualcosa che non appartiene alla tecnologia che conosciamo. Si muoveva come se ci stesse osservando e rispondendo alle nostre manovre».


I documenti contengono dettagli tecnici che rendono il caso particolarmente solido e difficile da liquidare. I radar civili di Barcellona e Valencia avevano tracciato l’eco per 47 minuti continui, senza che l’oggetto rispondesse a nessun segnale IFF o transponder. Il radar Cyrano IV del Mirage, tra i più avanzati dell’epoca, aveva ottenuto lock multipli su un bersaglio solido. Non erano state registrate interferenze note, come quelle prodotte dai jammer sovietici allora in uso. Inoltre, il rapporto includeva schizzi a mano realizzati dallo stesso Cámara: un oggetto a forma di cono tronco con base luminosa, dimensioni stimate tra i 20 e i 30 metri. Le incongruenze erano evidenti: se si fosse trattato soltanto di riflessi lontani, perché due sistemi radar indipendenti li avevano interpretati come oggetti solidi? Perché il caccia aveva dovuto spingersi a velocità supersoniche per tentare un avvicinamento? E perché le luci avevano cambiato rotta e intensità proprio in corrispondenza delle manovre del Mirage?
Pochi mesi dopo i fatti, il deputato Enrique Múgica Herzog presentò un’interrogazione ufficiale al Governo spagnolo per chiedere spiegazioni sul “deviamento” del volo TAE. Il documento è disponibile integralmente qui → Interrogazione Parlamentare del 14 ottobre 1980 (PDF ufficiale). Nel testo si legge che il Super Caravelle fu costretto ad atterrare d’emergenza a Manises dopo otto minuti di inseguimento da parte di un “oggetto volante non identificato” che si era avvicinato fino a 100-200 metri. Nonostante queste domande, il rapporto ufficiale si chiuse con una conclusione cauta: «Non è stato possibile identificare con certezza l’origine dei fenomeni luminosi». L’incidente non fu un caso isolato. Nel novembre del 1979 la regione tra Valencia e Alicante registrò decine di avvistamenti simili, molti dei quali confermati da radar, ma solo Manises coinvolse un aereo di linea in emergenza e un’intercettazione militare vera e propria. Era come se il fenomeno avesse scelto proprio quel contesto – un volo commerciale affollato, un aeroporto attivo, un caccia pronto al decollo – per manifestarsi in modo inequivocabile e lasciare una traccia documentale impossibile da ignorare.
Oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, il caso di Manises continua a rappresentare un gioiello per chi cerca una base solida nel panorama ufologico. Non ci sono relitti, non ci sono creature, non ci sono teorie estreme: ci sono soltanto verbali firmati da piloti militari e civili, nastri radar originali, fotografie scattate da testimoni attendibili e un dossier declassificato che chiunque può consultare. Lo studioso Vicente-Juan Ballester Olmos, che ha esaminato direttamente il dossier, ha riassunto il caso in questo documento: The Manises UFO File (PDF). La Spagna dell’epoca, ancora fresca di post-franchismo, non aveva certo interesse a pubblicizzare un possibile “intruso” nei suoi cieli, eppure l’indagine fu condotta con scrupolo e, alla fine, i documenti vennero resi pubblici. Questo alone di trasparenza ufficiale rende il caso ancora più affascinante: non dimostra l’esistenza di visitatori extraterrestri, ma dimostra che un governo ha preso sul serio un fenomeno aereo anomalo al punto da mobilitare risorse militari e documentare tutto.
Il cielo sopra Manises è tornato da tempo alla normalità. Eppure, sfogliando i rapporti declassificati, è impossibile non provare un brivido di fronte a quella notte del 1979, quando qualcosa di sconosciuto ha giocato a nascondino con due aerei – uno civile pieno di passeggeri e uno da caccia armato – sopra le coste spagnole. I piloti che erano lì quella notte continuano a ripetere la stessa frase: «Era qualcosa di intelligente». E i documenti, silenziosi ma inconfutabili, continuano a porre la stessa domanda: che cosa era, esattamente, quella presenza luminosa che ha costretto un aereo di linea a un atterraggio d’emergenza e ha sfidato un Mirage F1 nei cieli della Spagna?




