Tra cielo e psiche: Il caso di Luisa
Articolo di Andrea Raito
CUNCULTUREAPPROFONDIMENTI


A volte, durante la propria vita, può capitare di trovarsi protagonisti o assistere a eventi talmente strani e illogici da risultare di difficile interpretazione. Di norma, seppur colpiti e incuriositi, si lascia correre, cercando di razionalizzare il più possibile quanto visto o vissuto e, talvolta, convertendo il tutto in una storiella da raccontare ad amici e parenti con leggerezza. Ma non è sempre così. Può infatti accadere che l'episodio vissuto, il fenomeno osservato, si insinui così profondamente nel testimone da sconvolgerne l'esistenza, alterandone la quotidianità e mettendone a rischio i rapporti sociali e familiari. Si tratta di situazioni estreme, a cui spesso si riesce a porre rimedio con l'aiuto dei giusti professionisti, ma a volte questo potrebbe non bastare. È il caso di una donna, madre e lavoratrice pienamente integrata nella società, abitante in provincia di Agrigento, che di punto in bianco, a seguito di un insolito avvistamento in cielo, assunse dei comportamenti a dir poco strani, mai manifestati prima, che misero a dura prova gli equilibri familiari.
I fatti, verificatisi oltre vent'anni fa, furono riportati al sottoscritto nel 2008 dalla figlia Anna (nome di fantasia), all'epoca giovane studentessa fuori sede dell'Accademia delle Belle Arti di Catania. La ragazza, grazie ad amici in comune, mi contattò, esponendo con difficoltà e un certo imbarazzo quanto accaduto alla madre Luisa (anche questo nome di fantasia) a partire dalla tarda primavera del 2005, sottolineando come la vicenda avesse avuto gravi ripercussioni sulla famiglia.
Tutto ebbe inizio una normalissima sera di fine maggio 2005 quando Luisa, all'epoca cinquantenne, stava rientrando a casa dopo una lunga e dura giornata di lavoro, percorrendo a piedi, come era solita fare, il lungomare di San Leone, piccola frazione in provincia di Agrigento. C'era poca gente in giro quella sera, nonostante la gradevole serata, e la donna camminava tranquilla osservando il mare quando, improvvisamente, il suo sguardo fu attratto da uno strano bagliore in cielo. Sembrava una stella ma, osservandola bene, la donna notò che aveva una forma molto insolita: ai suoi occhi, il misterioso velivolo apparve come una sorta di "medusa" volante. La "medusa" era un oggetto che, dalle descrizioni fornite, era costituito da un corpo centrale campanulare da cui pendevano delle strutture filiformi e si muoveva in orizzontale senza emettere alcun rumore, circondato da un alone bluastro. L'osservazione durò non più di un minuto, poi, d'un tratto, l'oggetto generò un bagliore accecante, che coincise con l'aumento di velocità e il cambio di rotta in direzione del mare aperto, sparendo alla vista. L'avvistamento ebbe un impatto non indifferente sulla donna, tanto che la figlia Anna descrisse questo episodio come l'inizio di un lungo calvario che avrebbe di lì a poco destabilizzato l'armonia familiare.


Particolarmente scossa da quanto visto, Luisa, sin dal giorno dopo l'avvistamento, intraprese una ricerca compulsiva su qualsiasi notizia relativa a UFO ed extraterrestri, cercando al contempo di coinvolgere i familiari (senza successo) in tale attività. Iniziò a salvare e stampare informazioni generiche trovate sul web, raccolse articoli di giornali e riviste sull'argomento e annotò pensieri e considerazioni su un quadernetto che tenne sempre con sé. Tale atteggiamento, che non si risolse in pochi giorni, era qualcosa di nuovo e mai sperimentato in precedenza, men che meno nei confronti del tema UFO, in quanto la donna, descritta dalla figlia Anna come una fervente cattolica, aveva più volte in passato deriso apertamente il fenomeno, sminuendolo a tal punto da considerarlo frutto di menti distorte troppo legate alla fantascienza (sic). Luisa dedicò interamente il suo tempo alle ricerche, mettendo da parte tutto il resto e innescando, così, gravi conseguenze in ogni ambito della vita: sin da subito ebbe problemi con il lavoro a causa delle numerose assenze, iniziò a soffrire di attacchi di panico e insonnia che la portarono a non uscire più di casa, trascurò l'aspetto e persino l'igiene personale, ma soprattutto si isolò a tal punto dai familiari da evitarli, rinchiudendosi sempre più nel suo nuovo mondo.
Preoccupati da questo atteggiamento, il marito e le figlie di Luisa le provarono tutte per cercare di risolvere la situazione, ottenendo purtroppo risultati opposti alle loro intenzioni. Solo Anna riuscì a stabilire una forma di comunicazione con la madre: una sera, fingendosi interessata all'argomento UFO, riuscì ad attirare le attenzioni di Luisa che, convinta dai buoni propositi della figlia, si aprì, raccontando l'episodio vissuto a fine maggio 2005 e non solo. Luisa disse infatti alla figlia che quella sera, mentre osservava quella strana "medusa volante", sentì anche delle voci nella propria mente che le annunciavano un prossimo incontro. La donna non seppe indicare chi o cosa stesse comunicando con lei, ma era pienamente convinta che si trattasse di esseri extraterrestri. Anna rimase ancora più perplessa di fronte al racconto della madre, tuttavia, guardandola negli occhi mentre faceva queste esternazioni, si convinse che in un modo o nell'altro stesse dicendo la verità e che qualcosa di reale le fosse davvero successo.


Passarono circa due mesi, Luisa continuò a perseverare nel suo strano comportamento arrivando a perdere definitivamente il lavoro e prendendo ancora di più le distanze dai familiari, i quali, temendo il diffondersi di chiacchiere in paese, pensarono bene di tenere nascosta la situazione, raccontando, a chi chiedeva, che la donna stava affrontando un grave problema di salute che l'aveva profondamente destabilizzata. Così facendo, fra le mura domestiche si venne a creare un nuovo equilibrio, nonostante albergasse un profondo stato di inquietudine e rassegnazione dovuto alla circostanza. Purtroppo, questa armonia fittizia ebbe breve durata; infatti, la situazione peggiorò ulteriormente a causa di un episodio che si verificò una notte di settembre: Luisa, che da mesi ormai dimorava nel soggiorno di casa mentre i familiari erano nelle loro camere da letto, provò ad allontanarsi dalla propria abitazione. Il tentativo fallì grazie al pronto intervento del marito che, svegliato dai rumori, riuscì a bloccare la donna sull'uscio. L'uomo, convinto che la moglie fosse in preda a un episodio di sonnambulismo (mai sperimentato in precedenza), trovò invece una Luisa, sì in pigiama e vestaglia, ma vigile, ben consapevole e risoluta su quanto si stava accingendo a fare, spinta, a detta della stessa, da una "voce interiore" che voleva si recasse presso Contrada Chimento, una zona di campagna distante circa 7 chilometri dall'abitazione.
A parte l'accenno sulle voci interiori, Luisa non diede ulteriori spiegazioni, ripiombando di fatto nel mutismo che ormai la contraddistingueva e lasciando ancora più esterrefatti e preoccupati i familiari che da quel giorno dovettero fare i conti con questo nuovo e inaspettato comportamento della donna. Infatti, per diverse notti consecutive, ci furono altri tentativi di allontanamento da parte di Luisa, sempre motivati da quel misterioso "richiamo" interiore che lei dichiarava di sentire forte e chiaro. Stando al resoconto della figlia Anna, la madre, le mattine successive a questi episodi, non ricordava nulla e, quando sollecitata a dare delle risposte, assumeva atteggiamenti aggressivi che in un paio di casi sfociarono in veri e propri attacchi fisici nei confronti del marito e della sorella più piccola.


Questi episodi, assieme alla crescente preoccupazione che la donna potesse fare del male a se stessa o agli altri, convinsero il marito a prendere dei seri provvedimenti. Dopo aver consultato il medico di famiglia, fino ad allora tenuto all'oscuro dei fatti, la donna venne condotta presso un professionista di Agrigento per una perizia psichiatrica che si svolse in più sedute. La diagnosi fu che Luisa era affetta da PTSD, sindrome da stress post-traumatico, cagionata da un evento scioccante, ma rimosso, che le aveva procurato un turbamento profondo. Che cosa o chi aveva traumatizzato così profondamente la donna? Poteva un semplice avvistamento UFO, indicato dai familiari come l'incipit dell'intera vicenda, essere così sconvolgente da destabilizzare la psiche e, di conseguenza, il modus vivendi di una donna sana e affermata sia dal punto di vista lavorativo che affettivo? Quella sera successe qualcos'altro? Queste domande, secondo lo psichiatra agrigentino, avrebbero potuto avere risposta qualora Luisa avesse accettato di sottoporsi a delle sedute di ipnosi regressiva. Tuttavia, l'assenza di professionisti conclamati in questo campo in Sicilia, il timore per i costi e soprattutto la paura di scoprire cosa realmente generò questo cambiamento nella donna, fecero sì che l'opzione ipnosi venisse declinata, confidando solo sulle terapie farmacologiche.
Il dialogo con il professionista e i farmaci prescritti, fra cui antidepressivi, antipsicotici atipici e ansiolitici, sembrarono sortire l'effetto sperato. Luisa, che non si oppose mai ai trattamenti, sembrò recuperare il suo stato di salute mentale, tornando a essere la persona, la moglie e la madre che tutti conoscevano: abbandonò gli atteggiamenti compulsivi nei confronti del fenomeno UFO, riprese a riposare tranquillamente la notte e, soprattutto, ricucì i rapporti con i propri familiari. Insomma, sembrò che il peggio fosse passato e che tutto fosse rientrato. Ma fu solo per un breve periodo.


Nel maggio 2006, esattamente un anno dopo l'inizio di questa assurda vicenda, nonostante Luisa fosse ancora sotto cura farmacologica, accadde improvvisamente qualcosa che fece ripiombare nell'incubo l'intera famiglia: una notte, la donna venne ritrovata urlante e completamente nuda sul balcone di casa, in atteggiamento di preghiera, cioè con il volto e le braccia protese verso il cielo, di fronte agli occhi esterrefatti dei vicini che, svegliati dalle grida della donna, assistettero alla scena dai propri balconi. Anche in questo caso Luisa non sembrava in preda al sonnambulismo, mostrandosi cosciente e lucida ai familiari, tanto da urlare loro contro: "Lasciatemi... voi non potete capire. Loro vogliono me e io devo tornare da loro...". Nell'imbarazzo totale, Anna raccontò di aver messo una vestaglia addosso alla madre e di averla condotta, aiutata dal padre, a letto, somministrandole poi un calmante secondo quanto previsto dalle prescrizioni mediche in caso di episodi del genere. Luisa dormì tranquillamente tutta la notte e il giorno dopo, contrariamente a quanto successo in precedenza, ricordava perfettamente quanto accaduto. Sorprese la figlia Anna, che era entrata silenziosamente in stanza per controllare come stesse, dicendo: "Anna, vi voglio infinitamente bene, ma né tu, né tuo padre e tua sorella potete capire... Loro mi hanno parlato e so che appartengo a loro e a loro devo tornare. Non sono pazza e in cuor tuo lo sai che non lo sono. Abbi fiducia in quello che dico e lasciatemi andare...". Anna scoppiò a piangere abbracciando la madre che affettuosamente le accarezzò i capelli come quando era piccola, rimanendo poi in silenzio.
Il racconto di Anna sulle vicende della madre purtroppo si interrompe qui. La giovane studentessa aggiunse solo che Luisa, nonostante non avesse più manifestato atteggiamenti ostili nei confronti dei familiari, tentò tuttavia di andare via di casa altre volte nel cuore della notte, alternando tali episodi a settimane di totale tranquillità. Inoltre, la madre riprese la sua ricerca compulsiva sugli UFO ed extraterrestri, questa volta tappezzando le pareti di casa con strani disegni e scritte fra cui formule chimiche prive di senso, simboli vari, diversi richiami all'acqua e alle creature che la abitano, la cifra 4400 e continue ripetizioni del numero 7. La ritrovata serenità familiare si ruppe definitivamente e la convivenza forzata con questa situazione divenne, per tutti i membri della famiglia, difficile da gestire, e così restò sino al giorno in cui l'intera vicenda fu raccontata al sottoscritto.


Purtroppo, il colloquio avuto con Anna, attraverso cui sono stati ricostruiti i fatti qui riportati, non ebbe alcun seguito. La giovane studentessa, benché desiderosa di risposte su quanto accaduto alla madre, oltre a dare l'impressione di non aver raccontato tutto, omettendo probabilmente informazioni o altri eventi utili a un approfondimento d'indagine, rifiutò ulteriori contatti per analizzare meglio la storia. Alla proposta di intervistare la madre o gli altri familiari coinvolti, Anna rispose con un secco no, ribadendo che la questione, troppo delicata e dolorosa, dovesse rimanere quanto più riservata. In base a quanto esposto dalla giovane studentessa, risultò impossibile imbastire una vera e propria indagine, benché su alcuni aspetti della questione si potessero ricavare, si badi bene, solo delle mere considerazioni che purtroppo, per i motivi su citati, non poterono essere sviluppate ulteriormente.
Quale destino abbiano avuto Luisa, la figlia Anna e come sia andata a finire la storia non è dato saperlo. Eppure, almeno per il sottoscritto, questa vicenda può essere considerata un promemoria agghiacciante di quanto la realtà possa essere soggettiva e di come l'interpretazione di un singolo evento possa distorcere la percezione del mondo. Nonostante la mancanza di prove conclusive e la volontà della famiglia di mantenere la riservatezza, il caso solleva interrogativi cruciali: cos'è successo realmente quella sera? La psicosi di Luisa è stata una reazione a un evento traumatico o la prova di un contatto con qualcosa di incomprensibile? È possibile che esista un punto di rottura tra la nostra percezione razionale del mondo e un'esperienza talmente al di fuori della norma da alterare la nostra stessa identità? Che si tratti di un genuino contatto con l'ignoto o di una crisi psichica scatenata da un evento incomprensibile, la storia di Luisa rimane un'esemplificazione toccante e, a suo modo, spaventosa, di come ciò che non può essere spiegato possa avere conseguenze profondamente concrete e dolorose.


Considerazioni generali sul caso
L'avvistamento UFO che la signora Luisa sostiene di aver avuto a fine maggio 2005, e che la figlia Anna definisce l'esordio dei fatti precedentemente narrati, non ha alcun riscontro nel database del CUN della regione Sicilia e non è menzionato da nessun'altra fonte. Per alcuni, l'assenza di tale segnalazione potrebbe far sorgere il dubbio che l'evento non si sia mai verificato. Il luogo dell'avvistamento, sebbene descritto come poco frequentato in quel momento, non era del tutto desolato, ospitando altri pedoni e clienti dei locali la cui attenzione, quasi sicuramente, sarebbe stata attratta dall'insolita forma e luminosità dell'oggetto misterioso. Tuttavia, l'assenza di co-testimoni non prova necessariamente l'inesistenza dell'evento: come la protagonista del caso, anche gli altri eventuali testimoni presenti sul lungomare di San Leone potrebbero semplicemente non aver denunciato l'accaduto ad alcuna associazione ufologica o ai media, una circostanza piuttosto comune.
Per quanto riguarda il luogo del presunto avvistamento, San Leone (AG), è importante notare che la piccola frazione balneare non ha una storia ufologica significativa. I pochi avvistamenti registrati negli ultimi decenni confermano il trend che vede proprio Agrigento tra le ultime province siciliane per numero di segnalazioni.
Un altro aspetto che meriterebbe un serio approfondimento è l'insieme di disegni e scritti prodotti da Luisa a seguito del presunto avvistamento. Sebbene molti di essi appaiano privi di senso e realizzati senza un filo logico, spesso ispirandosi a immagini casuali prese dal web o da riviste, alcuni sembrano degni di una maggiore analisi. Un esempio lampante è il disegno di indecifrabili figure geometriche che Luisa, secondo la testimonianza della figlia Anna, avrebbe realizzato immediatamente dopo uno dei suoi tentativi di allontanamento da casa. Quel disegno è stato trovato sul quadernino che la donna aveva sempre con sé.


I simboli sopra riportati, apparentemente figure geometriche senza senso, sono risultati essere simili se non identici a quelli presenti su una stampa del XIX secolo raffigurante un evento misterioso e leggendario verificatosi in Giappone . La leggenda conosciuta col nome di Utsurobune , o "nave cava", narra di un'insolita imbarcazione rotonda che, nel 1803, si arenò sulla costa giapponese della provincia di Hitachi (oggi Prefettura di Ibaraki) da cui emerse una bellissima donna con indosso strani abiti e recante una scatola. La misteriosa figura femminile non era in grado di comunicare con la gente del posto e la sua imbarcazione discoidale era contrassegnata da una misteriosa iscrizione. Oggi, molti ricercatori considerano questa leggenda come il resoconto di un probabile UFO-crash in Giappone. Tra questi c'è anche Tanaka Kazuo, professore emerito dell'Università di Gifu, che ha studiato l'argomento per molti anni.


Nel 2005, la leggenda di Utsurobune era un argomento di nicchia che godeva di pochi riferimenti sul web, per di più esclusivamente in lingua giapponese. È possibile che Luisa si sia imbattuta casualmente in questa vicenda, rimanendo affascinata dagli strani simboli, oppure li ha disegnati inconsapevolmente, guidata dalle misteriose voci che diceva di sentire nella propria mente?



