Tutto in una notte
Il caso delle abduction multiple nel Berkshire
CUNCULTUREAPPROFONDIMENTI
Il fenomeno delle abduction è una questione ostica per chiunque ne intraprenda l’indagine. Destreggiarsi tra casi meritevoli di approfondimento e racconti derivanti da allucinazioni, suggestioni o patologie psichiche equivale a camminare su un campo minato. Per questo motivo, le verifiche dovrebbero essere svolte in modo compartimentato e multidisciplinare, con l'ausilio di professionisti qualificati anziché di improvvisati tuttologi dediti a ipnosi regressive "fai-da-te". Inoltre, l'analisi completa di un singolo caso richiede molto, molto tempo e non sempre consente di giungere a un esito definitivo. E questo vale per un episodio che interessa una singola persona: figuriamoci quando a esserne coinvolte sono decine di persone, e per di più bambini. Sì, in effetti, sui casi di presunti rapimenti multipli (avvenuti nei medesimi luoghi e quasi in contemporanea)esistono pochi resoconti, spesso frutto più di speculazioni che di reali testimonianze. Tuttavia, in questo mare magnum di incertezza, esiste un caso che da oltre cinquant'anni continua a sfidare lo scetticismo dei detrattori e a lasciar perplessi persino gli esperti. Ciò che accadde quella notte di quasi sessant’anni fa, e quanto descritto in seguito dai testimoni, sarebbe diventato uno dei casi più insoliti e documentati dell'intera storia ufologica americana.
Tutto ebbe inizio la sera di lunedì 1° settembre 1969. Erano gli ultimi bagliori dell’estate e stavano concludendosi le celebrazioni del Labor Day, quando nella piccola cittadina di Sheffield, situata nella contea di Berkshire in Massachusetts, i residenti avvistarono strane luci nel cielo. Qualcosa di indefinito, ma apparentemente caratterizzato da una struttura solida, attraversò il cielo buio, attirando l’attenzione di decine di testimoni. All’epoca dei fatti vennero raccolte circa quaranta testimonianze, sebbene decenni più tardi Kevin Titus, giudice di pace dello Stato del Connecticut che ha scavato a fondo nella vicenda, abbia stimato che il numero reale dei testimoni fosse molto più alto, vicino a 250 persone sparse tra le cittadine di Sheffield, Great Barrington, Stockbridge ed Egremont. Lo stesso Titus, va precisato per dovere di cronaca, non è un osservatore estraneo alla vicenda: da bambino avrebbe infatti assistito, insieme a un amico, al ritrovamento di una mucca mutilata nei campi vicino a Great Barrington, un dettaglio che lui stesso collega — sia pure senza prove dirette — agli eventi di quella notte. Tornando all’avvistamento, quella sera molti testimoni riferirono di aver osservato una sorta di enorme disco capace di manovre che nessun velivolo dell’epoca avrebbe potuto compiere. Ma non fu il solo avvistamento a rendere eccezionale quella serata: una parte consistente di chi disse di aver visto le luci riferì in seguito una sensazione di "tempo perduto" — il classico missing time della letteratura ufologica — non ricordando ampie porzioni della notte. Nei giorni successivi la voce si sparse per tutta la città: nei banchi di scuola i bambini più piccoli iniziarono a disegnare sui quaderni velivoli a forma di disco che sorvolavano il cielo notturno. Le stazioni radio locali furono sommerse di chiamate da parte di residenti che volevano raccontare cosa avessero visto. David Isy, all'epoca direttore generale dell'emittente WSBS, ha ricordato in tempi più recenti che molte delle persone che telefonavano non sapevano nemmeno definire con precisione cosa avessero avvistato, ma erano assolutamente certe che fosse accaduto qualcosa di anomalo. Robert Croll, nel ’69, alla guida della Great Barrington Historical Society, ha raccontato che moltissimi studenti arrivavano a scuola parlando dell'accaduto — tra loro anche il figlio del capo della polizia locale — sottolineando come si trattasse, a suo giudizio, di persone affidabili e prive di qualunque interesse a mettersi in mostra. In più, molti fra coloro che assistettero a tali insoliti eventi aerei sostennero di essere stati condotti a bordo dell'oggetto dai suoi occupanti, con una netta prevalenza di bambini tra i presunti rapiti.
Non tutti, va detto, la pensano così. Diversi cronisti e storici locali che negli anni hanno provato a ricostruire la vicenda partendo dalle fonti dell'epoca — archivi di polizia, quotidiani, bollettini radiofonici — non sono riusciti a trovare un solo riscontro documentale contemporaneo ai fatti. Un ricercatore che ha passato settimane a spulciare le pagine del Berkshire Eagle, il quotidiano di riferimento della zona, a partire dal 2 settembre 1969, non ha trovato alcun accenno agli avvistamenti. Anche l'ex direttore di un settimanale di Great Barrington, interpellato molti anni dopo, ha ammesso di ricordare vagamente la storia ma di averla liquidata all'epoca come una sciocchezza, tanto da non dedicarle nemmeno una riga. Ma si sa, prendendo in prestito la celebre citazione dello scrittore Carl Sagan: l’assenza di evidenza non è evidenza dell’assenza.


La famiglia Reed e il ponte di Sheffield
Il racconto più dettagliato, divenuto nel tempo il volto pubblico dell'intera vicenda, è quello di Thomas "Tom" Reed, che nel 1969 aveva appena nove anni. La sera del 1° settembre si trovava a bordo dell’auto di famiglia, direzione casa, insieme alla madre Nancy, alla nonna e al fratello minore Matthew, di rientro da una cena al ristorante Village on the Green, situato nel centro di Sheffield e di proprietà del padre. La station wagon stava attraversando lo storico ponte coperto di Sheffield, sul fiume Housatonic, quando l'insolito incontro ebbe inizio. Secondo il racconto di Thomas, stava porgendo al fratellino una caramella quando la nonna si voltò, notando delle luci emergere da alcuni alberi vicini al ponte. Tutti gli occupanti del mezzo si girarono a guardare, osservando attentamente una strana luce, compatta e autonoma che, sospesa a pochi metri dal suolo, sembrava seguire la strada sterrata sottostante. Quando l'auto raggiunse una piccola radura, la luce — inizialmente ben definita — di colpo esplose in un bagliore accecante che inondò completamente l'abitacolo. Da quel momento in poi, racconta Thomas, la memoria si fa frammentaria: ricorda l'oggetto fermarsi sul lato destro della strada, un silenzio irreale, una sensazione di variazione di pressione paragonabile a quella che si prova al centro di un uragano, e infine un'improvvisa ed fortissima esplosione di versi di rane e grilli, prima del vuoto mnemonico. Ciò che restò impresso nella memoria dell'intera famiglia furono frammenti di un luogo simile a un hangar, popolato da presenze sconosciute. Quando i quattro ripresero coscienza si ritrovarono di nuovo dentro l'automobile, ma con un dettaglio che nessuno ha mai saputo spiegare: la madre e la nonna di Thomas si erano scambiate di posto sui sedili anteriori, e il motore era spento. Il tutto nonostante al volante, quando l'episodio era iniziato, vi fosse Nancy e non la nonna (la quale, peraltro, non guidava mai). Il tempo trascorso, secondo la ricostruzione della famiglia, sarebbe stato di circa tre ore, a fronte di un ricordo cosciente che copriva sì e no un quarto d'ora. Thomas raccontò inoltre, in tempi diversi, di essere stato condotto a bordo di un velivolo circolare dall'aspetto opaco e come ossidato, al cui interno gli sarebbe stata proiettata l'immagine ricorrente di un albero di salice — un'immagine, precisò lui stesso, che aveva già visto in occasioni precedenti, il che rende difficile stabilire con certezza a quale episodio appartenga questo specifico ricordo.




Tommy Warner: la corsa sul posto
Thomas Reed non fu l'unico, quella sera di settembre, a vivere un'esperienza di presunto rapimento. Tommy Warner, all'epoca poco più che un ragazzino, si trovava a casa di un amico in compagnia di altri coetanei, intento a disegnare, quando avvertì il bisogno improvviso, incontrollabile e inspiegabile di avvicinarsi a una delle finestre. Lì, riferì di una voce che gli si sarebbe fatta largo nella mente, intimandogli di tornare a casa il prima possibile. Il giovane, perplesso e un po’ impaurito, pensò che a parlargli fosse stato Dio; così, in stato di agitazione, comunicò alla babysitter Debbie — sorella maggiore di Jane Green, un'altra protagonista di questa vicenda — che doveva assolutamente rincasare. Fatti pochi passi fuori dall'abitazione, il ragazzo avvertì una strana sensazione pervadere tutto il corpo. Debbie, affacciatasi sulla porta per accompagnarlo con lo sguardo, raccontò di aver assistito a una scena incredibile: sebbene Tommy sembrasse correre a gran velocità, restava fermo sul posto senza avanzare di un metro. Poco dopo, il ragazzo si voltò e vide un oggetto scendere dal cielo, fermarsi quasi sopra la sua testa e proiettare verso il basso un fascio di luce che lo investì in pieno. Warner ha raccontato di aver sentito le braccia tirate all'indietro da una forza invisibile e l'aria strappata dai polmoni. Debbie, dalla porta, confermò di averlo visto sparire nel nulla in un istante, sebbene lei non avesse scorto né l’oggetto né il cono di luce. Soltanto diversi minuti dopo, Tommy si sarebbe risvegliato disteso a terra sul lato opposto della proprietà, con il fascio luminoso che lo teneva ancora bloccato al suolo prima di svanire definitivamente.


Gli episodi del 1966 e 1967
Secondo una ricostruzione pubblicata anni dopo dal quotidiano Boston Globe, quello del 1969 non sarebbe stato il primo incontro ravvicinato per Thomas. Nel 1966, quando aveva solo sei anni, si sarebbe infatti verificato un primo episodio presso il ranch di famiglia. In tale circostanza, il piccolo Tom si sarebbe svegliato nel cuore della notte avvertendo nella propria camera da letto la presenza di strane luci provenienti dall'esterno, seguite da sagome oscure notate ad aggirarsi nel corridoio di casa. Tom non è mai riuscito a ricostruire con esattezza gli eventi successivi: ricorda soltanto di essersi ritrovato inspiegabilmente all’esterno dell’abitazione, sul limitare di un bosco vicino, di fronte a un oggetto circolare e insieme al fratello minore. Entrambi sarebbero poi stati condotti all'interno del velivolo, dove a Tom sarebbe stata mostrata per la prima volta l'immagine del salice.
Un altro episodio analogo si sarebbe ripetuto l'anno seguente, nel 1967. Stesso canovaccio: di nuovo luci anomale, il rumore di porte che sbattevano e il ritrovarsi a bordo dello stesso velivolo accanto al fratello. Tuttavia, di quell'occasione Thomas non conserva ulteriori dettagli, se non il momento del risveglio nel viale d'ingresso di casa, con la madre in preda al panico che lo cercava. Per la famiglia Reed non è mai stato possibile trovare una spiegazione razionale per gli eventi del 1° settembre 1969, ma resta — dicono — la certezza che accadde qualcosa al di fuori dell'ordinario.


Jane Green e la notte sulla strada per Great Barrington
Un'altra testimonianza chiave giunge da Jane Green, sorella minore di Debbie. Quella sera stava rientrando in auto da Stockbridge verso Great Barrington insieme all'amica Mary DeGrace, oggi scomparsa, quando diverse luci accecanti apparvero a breve distanza. Jane pensò dapprima a un incidente stradale con numerose auto della polizia sul posto, ma la luminosità divenne talmente intensa da costringerla ad arrestare la marcia — proprio come l'auto che la precedeva.Scese insieme all'amica dalla vettura e si trovò di fronte a un oggetto di dimensioni imponenti: secondo quanto riferito in seguito, le sue proporzioni erano tali da non consentire di scorgerne i margini né a destra né a sinistra. Il misterioso mezzo era scuro, privo di finestre o aperture visibili, e non emetteva alcun rumore. Improvvisamente, dopo alcuni minuti, l'oggetto si spostò rapidamente di lato, si sollevò e sparì a gran velocità in direzione delle montagne vicine, sotto gli occhi sbigottiti e increduli delle due ragazze. Raggiunta Great Barrington, Jane raccontò l'accaduto al marito, il quale la spinse a contattare la stazione radio locale per segnalare lo strano episodio. Sebbene Tom Jay, conduttore dell’emittente WSBS, avesse reagito con scetticismo alla telefonata della Green — ipotizzando che tutto fosse il risultato di una serata un po' troppo alcolica tra amiche — nel giro di poche ore si trovò travolto da centinaia di chiamate analoghe. La situazione fu tale da spingerlo a contattare le forze dell'ordine per verificare se anche la polizia stesse ricevendo segnalazioni simili. Non appena gli avvistamenti vennero menzionati in diretta, le telefonate cominciarono ad arrivare da un'area molto più ampia del previsto, comprese diverse cittadine del vicino Connecticut.




Jane Green da giovane e in età




Melanie Kirchdorfer e il lago Mansfield
A vivere un’altra esperienza fuori dall’ordinario, quella sera di settembre, fu Melanie Kirchdorfer, allora adolescente, che si trovava con la famiglia in gita presso il lago Mansfield. Nel pieno della tranquillità offerta da un contesto a dir poco idilliaco, improvvisamente un’intensa luce bianca fece capolino a pochi metri d’altezza, accecando la giovane e i suoi familiari. Dietro quel bagliore, Melanie notò un oggetto a forma di disco, grande e scuro, che ruotava su se stesso. Il misterioso velivolo fu descritto dalla donna in occasioni diverse sia come emerso dalle acque del lago, sia come proveniente dalle montagne circostanti: un'incongruenza che i critici del caso non hanno mancato di sottolineare per screditare l’intera vicenda. Tornando ai fatti di quella notte, il padre della giovane, incuriosito dal mezzo esotico, vi si avvicinò per osservarlo meglio, sotto gli occhi spaventati della moglie e della figlia, che iniziarono a urlare. Fu proprio da quel momento che i ricordi della Kirchdorfer si fecero confusi. Tra i pochi dettagli riemersi in seguito, la donna raccontò di essersi sentita levitare e di essersi poi ritrovata distesa su un tavolo all'interno di una stanza metallica dai riflessi rossastri, circondata da altri bambini che, misteriosamente, svanivano uno alla volta.
Risvegliatasi da sola nei boschi, tornò a piedi verso casa, dove ad attenderla trovò i genitori, a loro volta incapaci di ricostruire gli eventi e sconcertati per aver lasciato la figlia al lago. Melanie, scossa ma consapevole della straordinarietà dell'accaduto, assillò i genitori raccontando di continuo l'esperienza. L’esasperazione del padre e della madre portò a un unico risultato: la ragazza venne rinchiusa in cantina per alcune ore, nella speranza che quelli che ritenevano semplici vaneggiamenti non attirassero l’attenzione del vicinato. A distanza di anni, la donna ha dichiarato di non aver recuperato ulteriori dettagli di quella sera; tuttavia, ha sempre sostenuto di soffrire da allora di problemi cronici di salute e di aver sviluppato la capacità di interferire con le apparecchiature elettriche.




Cosa resta, oltre cinquant'anni dopo
Come anticipato all’inizio di questo approfondimento, districarsi agevolmente in casi del genere risulta difficile, se non impossibile: di fronte a un simile intreccio di elementi, giungere a un verdetto netto e definitivo sarebbe un insulto all’onestà intellettuale. Da un lato vi sono decine di persone che, interrogate a distanza di decenni, forniscono ricordi coerenti tra loro pur non essendosi mai conosciute prima; c'è un giudice che ha indagato sulla vicenda arrivando a stimare un numero di testimoni ben più alto di quello iniziale; e c'è Thom Reed, che si è sottoposto volontariamente al test del poligrafo risultando — secondo le fonti — attendibile nella quasi totalità delle risposte fornite. Dall'altro lato figurano la totale assenza di prove materiali o documentali dell'epoca, una cronologia della divulgazione pubblica che sembra concentrarsi in un arco temporale molto più recente di quanto si vorrebbe far credere, e un riconoscimento istituzionale che si è sgretolato non appena sottoposto a verifica. Tuttavia, tra le poche certezze dell’intera vicenda vi è il costo umano pagato da chi ha scelto di esporsi raccontando la propria versione: la famiglia Reed, giunta a Sheffield in cerca di un'idilliaca vita di provincia, ha riferito di essere stata bersaglio di scherno, molestie e isolamento sociale per anni, fino a essere costretta a trasferirsi altrove.
Allora, cosa resta oggi di questa incredibile storia?
Al di là dell'autenticità dei fatti o delle inevitabili crepe nei racconti, gli eventi di quel settembre 1969 dimostrano come l'impatto di un fenomeno inspiegabile non si esaurisca nella sola ricerca di prove o smentite. Tra controverse rivendicazioni storiche, ferite personali mai del tutto rimarginate e un pizzico di mitologia moderna, l'unico dato oggettivo rimane la profonda cicatrice lasciata nelle vite dei suoi protagonisti. Ed è forse proprio qui, nella zona grigia tra il bisogno di credere e la rigidità del dubbio, che risiede la vera natura di questa storia: un enigma destinato, come molti altri, a rimanere senza risposta.
Andrea Raito
Walpole, l'esperto militare e il riconoscimento (poi ritirato)
Un altro avvistamento ritenuto collegato agli eventi si sarebbe verificato alle 2:30 del mattino seguente, il 2 settembre 1969, nella vicina cittadina di Walpole. Anche in questo caso un adolescente fu svegliato nella sua abitazione da un fruscio tra gli alberi, causato da un enorme oggetto ovale con luci rosse e bianche lampeggianti sul fianco. Il velivolo, del tutto silenzioso, rimase sospeso all'altezza della finestra della camera da letto del giovane, al secondo piano, prima di sparire senza lasciare traccia.
Nel 2015 la Great Barrington Historical Society, con un voto interno di 6 a 3, decise di riconoscere ufficialmente l'evento come "storicamente vero" e di inserirlo nella propria collezione museale. Per diversi anni questo fatto ha reso la vicenda l'unico incontro ravvicinato ad aver ottenuto un simile avallo istituzionale negli Stati Uniti. Lungo il fiume Housatonic, a Sheffield, fu eretto un monumento commemorativo in granito da 2.300 chilogrammi — promosso soprattutto dall'impegno di Thom Reed — corredato da una targa che riportava persino una citazione dell'allora governatore del Massachusetts, Charlie Baker.
La storia, però, non si è chiusa lì. Lo staff del governatore definì in seguito quell'attestazione un semplice errore, concesso soltanto dietro le insistenti richieste di Reed. Anche la Great Barrington Historical Society, sommersa dalle polemiche, fece marcia indietro: il direttore dichiarò pubblicamente che l'istituzione si rammaricava per l'uso decontestualizzato delle proprie parole e che il riconoscimento non avrebbe dovuto concentrarsi su un singolo individuo. Nel 2019, infine, dopo anni di controversie sull'occupazione di suolo pubblico, la città di Sheffield fece rimuovere il monumento, sostituendolo con un semplice cartello. Reed ha sempre contestato la versione del Comune, sostenendo che l'opera sorgesse in realtà su un terreno privato concesso da un agricoltore locale.
